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Dopo il non promettentissimo EP d’apertura, Mark Greening e Tim Bagshaw, coauidivati da Adam Richardson, si ripresentano a pochi mesi di distanza con un full-lenght che stavolta ha l’arduo compito di cancellare quel poco fatto sentire fin’ora e non far rimpiangere agli esigui ma buoni fan della loro ex-band, Electric Wizard, la loro dipartita, ma al contrario convincerli che da oggi potranno avere (come nella formula Dixan) 2 ottime band al prezzo (ehm...non parliamo di prezzi, và!) di 1. Mentre Greening rimane il batterista della band, Tim, ex-bassista, si è ormai trasformato in un chitarrista dal feeling brutale e sulfureo, in grado di sparare anche qualche assoletto, mentre Richardson si scopre cantante/bassista dalle indubbie qualità canore e musicali. La sua voce è in questa registrazione qualcosa di rozzo e infernale, mentre il basso saturo di frequenze alte e distorsione, riesce a dare una spinta quasi grind alle loro composizioni. La formula della band, una sorta di doom non certo cadenzatissimo e ammorbante, ma al contrario più “psychedelic space blues doom”, come loro stessi definiscono il genere suonato. Infatti, l’alternanza di alti e bassi di cui si compongono i quattro brani, pregni di feeling blues e ricchi di psichedelia mantrica, riescono a tratti veramente a catapultarci verso nuovi orizzonti galattici, verso un futuro glorioso, agognato nel titolo stesso dell’album, verso il quale la band tenta di proiettarci (sarcasticamente, dallo stesso art-work). Il lavoro risulta alla fine un misto tra Electric Wizard (del resto era scontato, dopo una decade di militanza dei due membri nella band), Sleep, Bongzilla, Kyuss, Black Sabbath e, perché no, Hawkwind. Le quattro tracce, prodotte in maniera estremamente grezza, come si addice a tali dischi, fanno della durata la loro forza: nè asfissianti nè inconcludenti. Il disco è inoltre impreziosito da due video godibilissimi. Un disco, che alla fine dei conti, non aggiunge nulla di nuovo e sconvolgente alla scena, ma che rimane, contrariamente alle premesse, un buon episodio, che non deluderà gli amanti del genere.
Matthew Hopkins
Voto:
7-
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