THE RASMUS

"Dead Letters"

(Motor/Universal)

2003

1. First Day Of My Life
2. In The Shadows
3. Still Standing
4. In My Life
5. Time To Burn
6. Guilty
7. Not Like The Other Girls
8. The One I Love
9. Back In The Picture
10. Funeral Song

Non so se qualcuno l’ha già notato, ma i “potenti” della musica stanno facendo di tutto per lanciare un nuovo trend da dare in pasto ad un pubblico decisamente facilone. Pare infatti che qualcuno si sia accorto che spacciando chicchessia come la nuova rivelazione Dark/Gothic (etichetta comunque estremamente generica e soggettiva) si guadagna bene, sperando che tutti i ragazzini che fino a ieri ostentavano capigliature sparate in cielo, di quelle che “pungono”, domani inizino a lustrarsi i canini. E la musica ? Ma chi se ne frega di quella, l’importante è creare quell’effetto novità che permetta di vendere qualche centinaio di migliaia di copie presso personaggi che fino a ieri ascoltavano i Linkin Park e l’altro ieri Cristina D’Avena magari. Così hanno prima provato a venderci come Gothic Rock gli Evanescence, ma le cose si fanno grosse adesso che arriva il momento di lanciare anche in Italia i Rasmus. Chi sono i Rasmus ? Qualcuno (giuro di aver letto coi miei occhi) li ha definiti Dark Metal, in realtà sono una power pop band finlandese già campione d’incassi in patria ed in Germania, il cui lavoro precedente, “Into”, aveva saputo subito conquistarmi nella sua orecchiabile semplicità, complice un sound fresco ed immediato fatto di ritornelli e melodie ruffiane, è per questo che attendevo quantomeno con un po’ di curiosità il loro ritorno. Il primo ascolto di questo “Dead Letters” lascia però l’amaro in bocca. Fatta eccezione per brani accattivanti come “In The Shadows” o “Guilty” ci troviamo di fronte a quelli che sembrano scarti malriusciti dal precedente episodio, con risultati che diventano imbarazzanti nel momento in cui i nostri provano a giocare con un sound a tratti più heavy (“First Day Of My Life”, “Time To Burn”, “In My Life”). Completamente privo della freschezza e dell’effetto sorpresa che hanno contribuito a rendere “Into” un piccolo disco di culto, "Dead Letters" è in sostanza una raccolta di canzoni che hanno ben poco da dire, il cui unico scopo sarebbe battere il ferro finché caldo per ricalcare (ed, eventualmente, estendere) il successo cha ha arriso loro al precedente tentativo. Tutto ciò ovviamente sfocia in un lavoro che lascia il tempo che trova. Piacerà a chi non ha mai ascoltato “Into” e a chi dalla musica non pretende altro che mezz’ora senza impegno.


Tony Aramini

Voto: 5+

www.therasmus.com