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Il primo ascolto di questo "Confusion Bay" mette subito in chiaro che i Raunchy hanno imparato a memoria la lezione che la corrente più modernista del Metal ha dettato in almeno un lustro e mezzo sia al di qua che al di là dell'Oceano. Dunque non è un caso se in certe parti tirate fanno capolino i momenti più futuristici dei Fear Factory o se gli ultimi Soilwork vengono spesso richiamati in maniera esplicita, e non ci si stupisce più di tanto di fronte a pezzi portati avanti tenendo un occhio rivolto a Stabbing Westward e Spineshank e l'altro alle più ruffiane produzioni nordeuropee degli ultimi anni (dai Passenger fino a certe cose dei Zeromancer o dei Pain). Se la primissima impressione può essere quella di un gruppo di onesti mestieranti alle prese con un frullato di musica trendy, già il secondo ascolto rivela che in realtà la farina proveniente dal sacco dei Raunchy influenza l'andamento del disco molto più di quanto si possa pensare. Sia chiaro, non inventano nulla di rivoluzionario per la musica contemporanea, ma va loro riconosciuta una capacità di songwriting ben al di sopra della media, capace di far convivere in maniera armonica sfuriate violente ed i ritornelli accattivanti che decine di acts dell'ultima ora provano a propinarci invano. E infatti pezzi come la title-track o l'ammiccante "Watch Out" dimostrano un'ispirazione tale ad innalzare il tutto tranquillamente una spanna al di sopra di parecchia concorrenza. Ottima inoltre la prova del singer (ormai ex) Lars Vognstrup, versatile ed a suo agio sia con le clean vocals, che danno risalto ad un gusto melodico tutto da scoprire, che nelle parti più urlate. La sua dipartita rimane a questo punto il più grosso interrogativo sul futuro della band, che con "Confusion Bay" potrebbe aver toccato il suo punto più alto; ma in questa sede è il presente di cui ci tocca parlare, ed allora non mi resta che ribadire la qualità di un disco sensibilmente più fresco rispetto a tante altre releases del suo genere.
Tony Aramini
Voto:
7 e 12
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