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Bel personaggio David Sterry… Potrebbe starsene benissimo sdraiato ad oziare ed osservare i koala intenti a divorare le foglie di eucalipto nella sua Australia, e invece eccolo qui, ormai arrivato alla quarantina, pronto a rimettersi in discussione per l’ennesima volta. Pensateci un attimo, uno come lui, che in carriera ha venduto milioni di dischi, ha avuto il suo momento di gloria ed è stato infine fregato ed emarginato dai canali “ufficiali” del music-biz (destino quasi inevitabile per i personaggi “scomodi” –leggi: con i controcoglioni – come lui), che bisogno avrebbe di sprecare tempo denaro ed energie per produrre nuova musica ? Potrebbe benissimo campare di rendita, o peggio ancora imitare illustri colleghi che con un hit single ci mangiano per 20 anni propinandolo in tutte le salse (non me ne voglia il buon Pete Burns, di cui sono grande fan, ma ormai sono vent’anni che i Dead Or Alive in ogni disco inseriscono l’ennesima versione di “You Spin Me Round” ). L’amore per la musica a volte è più forte di tutto per fortuna, e David lo ribadisce con le dieci tracce di questo disco, pubblicato dalla label personale della band (pare che in molti stiano percorrendo questa pista, non ultimo David Sylvian, che si tratti della vera alternativa al marciume perpetrato dalle major nei confronti del music biz ?). Se vi ritrovate adesso con i Real Life dopo tanto tempo e vi accingete all’ascolto di questo disco memori dei tempi che furono, premetto che la delusione in voi potrebbe essere forte, non c’è alcun malinconico revival New Wave da queste parti, ed è meglio così. “Imperfection” è la naturale evoluzione del suo predecessore “Happy” (ormai vecchio di circa cinque anni), vale a dire un entusiasmante excursus nei meandri delle nuove tendenze elettroniche, al fine di trarne gli spunti fondamentali da abbinare al gusto melodico delle linee vocali di Sterry, rimasto intatto da vent’anni a questa parte. In altre parole, i Chemical Brothers incontrano le migliori cose dei Planet Funk meno “truzzi” (se mi passate il termine) ed acquistano l’immediatezza propria di una rock song. Il riferimento all’immediatezza non è casuale, di Rock vero e proprio in questo disco c’è probabilmente solo quello, le chitarre sono ridotte davvero ai minimi termini, ovvia conseguenza dei Real Life ormai ristretti al duo composto da Sterry (che oltre a cantare si occupa anche di chitarre e programming) e del fido socio George Pappas (tastiere, piano ed ovviamente programming). Il risultato è eccellente. La title-track, “Celebrate” e “Babylon” hanno un appeal squisitamente catchy, ma in generale è tutto il disco a scorrere su binari che difficilmente risultano noiosi. Le canzoni sono memorizzabili abbastanza facilmente, ma non per questo si tratta di assimilabile dopo pochi giri di giostra, piuttosto è quasi istintivo ripetere l'ascolto dall'inizio dopo averlo completato una prima volta, sembra un album fatto appositamente per questo. Lasciamo che i nostalgici continuino ad ascoltare la bellissima “Send Me An Angel” pensando di vivere ancora nel 1983, noi intanto godiamoci questo piccolo gioiellino di musica contemporanea. Non per tutti, va da sé, anche se per una volta gli amanti della pratica potrebbero conciliarsi con quelli della teoria.
Tony Aramini
Voto:
7 e 12
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