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Dopo un’innumerevole serie di demo-tape autoprodotti, di brani inseriti in varie compilation dedicate al genere, e soprattutto dopo le ottime premesse del primo album “In rectory of Reverend Bizzarre”, i tre ragazzi finlandesi, Magister Alber (voce e basso), Peter Vicar (chitarra) e Earl of Void (batteria), in arte Reverend Bizzarre, giungono finalmente al loro secondo full-length, “Harbinger of metal”. L’album, edito dalla Spikefarm Records, si muove sui binari tracciati a partire dagli anni ’70 da band come Black Sabbath, Pentagram e St.Vitus, lungo quel doom sulfureo ed estremamente evocativo di cui successivamente i primissimi Cathedral di “Forest of equilibrium” si fecero portavoce. Le atmosfere che lo “stravagante reverendo” richiama alla mente, sono quelle classiche delle desolate lande nordeuropee, traspiranti funerea desolazione e solenne epicità, di un epoca eroica che fu e che ora langue nel sottosuolo, in umide catacombe, in attesa di un suo ritorno alla luce, di una nova età dell’oro. E non è escluso che i tre musicisti possano (e vogliano), attraverso la musica, far ricorso addirittura alla magia per attuare questa resurrezione, visto che sono loro stessi ad ammettere, nella biografia della band, di adorare, tra gli altri, scrittori ed ermetismi del calibro di H.P.Lovecraft, E.A.Poe, Aleister Crowley, J.R.Tolkien. Nei sette prolissi brani che compongono il lavoro, le chitarre sono a dir poco granitiche, i ritmi ultrarallentati, le orchestrazioni solenni, e la voce di Albert è magniloquente e densa di pathos, sicuramente memore della lezione di un grandissimo singer come Messiah Marcolin. Una citazione a parte per l’ultima traccia, “Dunkelheit”, cover tratta addirittura dal disco “Filosofem”, del norvegese Burzum: un viaggio dentro la nostra coscienza. Un doom doloroso e senza compromessi. Piccolissima pecca (a mio parere…), che ancora li costringe al ruolo di subalterni, ancora appena offuscati dall’ombra di astri del firmamento come ad esempio The Obsessed, quella di non tentare di uscire allo scoperto, verso nuovi orizzonti e nuove sperimentazioni sonore. Ma chissà che in futuro…
Matthew Hopkins
Voto:
7-
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