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Innanzitutto bisogna dire che i Reverend Bizarre, oltre ad essere uno dei gruppi più chiaccherati all'interno della scena doom più tradizionalista, sono anche probabilmente la doom-band, e non solo, più prolifica al mondo. Dagli esordi in formato demo-tape, risalenti ormai a due lustri orsono, i tre simpatici finlandesi infatti, hanno collezionato "solo" 3 release ufficiali in formato di long-playing (anche se loro amano considerare "Harbinger of metal" solo un ep...), ma un numero spropositato di apparizioni in compilation, split e singoli vari! Ma come in ogni cosa esiste sempre il rovescio della medaglia... Per ogni Yin esiste sempre uno Yang, come direbbe il mio maestro Zen. Così, se da un lato i fan dei RB si sono sollazzati a ritmi regolarissimi, in questi anni, con sempre nuovi brani musicali partoriti dai loro beniamini, devo evidenziare come, a mio parere, la loro vena compositiva, si sia, col tempo, sempre più assottigliata e le loro composizioni abbiano perso negli anni, verve, originalità e profondità. Se mi erano piaciuti molto i due dischi precedenti, proprio per la loro freschezza, abbinata però ad una attitudine estremamente attenta al passato, devo dire che quest'ultimo episodio un po' mi delude. I tre RB che si dichiarano infatti seguaci di Black Sabbath, Saint Vitus, Pentagram, Trouble e sopratutto Cathedral, invece di evolvere positivamente (in senso apocalittico o
comunque più "groove" e trascinante) il loro sound, danno alle stampe un disco che tenta, malamente, di unire a delle atmosfere pseudo infernali (dico "pseudo" perchè buona parte del disco sembra composta in "maggiore"), la forza trascinante quanto estremamente banalizzante di un metal che possiamo sena pericolo definire "true", un po' alla maniera dei Manowar. All'interno del disco, i momenti più introversi rimangono, senza ombra di dubbio, tuttavia
un brano come "Doom over the world" mi sembra offensivo nei confronti del doom-metal in genere.
Matthew
Hopkins
Voto:
5,5
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