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Ho passato dieci minuti a pensare a dei gruppi black metal migliori o più importanti di loro, me ne sono venuti in mente solo tre, scusate se è poco. I Rotting Christ (la tentazione di modificare il monicker a mio piacimento è stata fortissima) sono una band della madonna. Compriamo questo cd, scriviamo alla band ed invitiamola a suonare in Italia almeno 3 volte all'anno. Un momento suonano black duro e puro, un altro momento gothic, un altro ancora death metal e in un altro un minestrone con all'interno tutti questi 'ingredienti'. A differenza di molti altri gruppi, quando i Rotting Christ passano di palo in frasca riescono a mantenere inalterato il loro trademark; si capisce benissimo che loro provengono dalla Grecia, che sono sudati e che si sentono oppressi da una religione infame che non fa altro che opprimere la gente, fino a farla diventare schiava di un losco figuro pieno di cicatrici e con la barba rossa (rossa solo in teoria). Sono proprio mitici questi Greci, c'è poco altro da dire. Rispetto al precedente album ("Genesis") c'è un parziale ritorno a sonorità più congeniali alla band; "Genesis" era un disco death metal (con alcune soluzioni "nuove" per la band), quest'album è meno violento ed è più ricco di riffs thrash volti a creare dei classici ("Thy Wings, Thy Horns, Thy Sin"). Ed è proprio questo il bello: il gruppo è entrato in studio per suonare quel che ha suonato per anni, proponendo pochissime variazioni sul tema e riuscendo a mantenere altissimo il livello del song-writing. Immensi, santo diavolo!, sono proprio immensi.
Quando li vidi due anni fa, passai mezz'ora a fare le cornine e a gridare "porco ***!", soprattutto durante "The Sign Of Evil Existence". Non centra niente col disco, però volevo scriverlo perché so che Sakis Tolis sarebbe fiero di me.
Shub Niggurath
Voto:
7 e 12
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