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Da qualche tempo a questa parte i Sentenced hanno, secondo il sottoscritto, diverse ragioni per essere odiati. Massimi esponenti dell’arte di essere ruffiani senza misura o ritegno, tecnica e composizione giusto quelle che servono forse anche meno, testi che, eccetto qualche lodevole eccezione, ci propongono una rivisitazione della (finto-) depressione così banalizzata da far cadere le braccia e dulcis in fondo io ero tra quelli presenti al Palacisalfa quando cancellarono il loro show senza alcun preavviso a causa di una sbornia del chitarrista. Insomma un gruppo che razionalmente dovrei scaraventare nella pattumiera. Detto questo, però, li adoro. In un modo o nell’altro, sono sempre riusciti a demolire ogni difesa razionale che cercavo di interporre tra i loro dischi ed i miei gusti. Le chiacchiere stanno a zero, eccetto la fase death iniziale (che qualcuno rimpiange, ma non certo io…e penso che ogni ragionevole dubbio dovrebbe essere fugato dal martirio operato nei confronti degli Iron Maiden con la cover di “The Trooper”.) ogni album e’ riuscito a farmi scervellare senza trovare risposta alla domanda “ma come hanno fatto a piacermi ancora una volta ?”. Amok Down e Crimson sono album che spesso hanno girato nel mio stereo, e che considero comunque piccoli capolavori. Discorso a parte merita Frozen, che a mio parere soffre di qualche problema nei suoni e di una continuità leggermente inferiore agli altri lavori, ma comunque resta un disco con alcuni tra i migliori momenti della band finlandese. Musicalmente, questo TCWL sembra per certi aspetti un Frozen con i suoni giusti piuttosto che una evoluzione di Crimson. Non c’era da aspettarsi certo una rivoluzione sonora, quello che si chiede in questo periodo ai Sentenced è di fare canzoni con mood triste ma non lagnose che ti entrano nella testa e puoi fischiettare sotto la doccia. Sotto questo aspetto, missione compiuta ancora una volta…vai di 4/4 con chitarroni ruvidi, ritornelli azzeccati…solita storia. Ed ancora una volta, inutile tentare di difendersi, i Sentenced sanno come demolire ogni barricata razionale a suon di feeling hard rock travestito da metal. C’è un però… ci stiamo abituando un po’ troppo alle loro canzonette accattivanti, c’è quindi il rischio che tutto quello che già è prevedibile lo diventi eccessivamente. In effetti, qualche pezzo che forse in altre occasioni avremmo sopportato oggi inizia a stancare (vedi “Excuse while i kill myself” e “The luxury of a grave”) e qualche altro convince solo a metà (“Guilt and Regret” per dirne uno). A soffrire di ripetitività ci sono anche le lyrics, a tal proposito, propongo di candidare “The Luxuty Of A Grave” per l’ambito premio “Più brutto testo 2002”…un esempio di come l’ironia NON deve essere usata. Però, una volta di più, pezzi come “Neverlasting” , “Blood and Tears” oppure “Brief Is The Light” bastano ed avanzano a farti battere il piede, entrarti nella testa e non uscire più… e questo comunque non è certo facile. In effetti, diciamola tutta, nel loro ramo non hanno rivali. Molti ci provano, ma (con la possibile esclusione dei Charon) nessuno riesce a competere con loro neanche alla lontana. Da segnalare ancora una volta la prova vocale di Ville, che specialmente nei momenti più dinamici riesce ad essere particolarmente trascinante. Concludendo … forse la continuità di Crimson o Down non è stata eguagliata, ma siamo ancora ben sopra la media. Resta la sensazione che d’ora in poi per i Sentenced non sarà più facile come in passato… credo che dal prossimo album bisognerà inventarsi qualcosa oppure il rischio concreto sarà quello di iniziare a raschiare pericolosamente il fondo del barile. Per ora, va ancora bene così.
Reje
Voto:
7
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