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1. Fallen
2. Angels Of Distress
3. Quiet These Paintings Are
4. To Live For My Death
5. Night's Dew
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“Una libellula sopra la palude. Tutt’attorno la desolazione, appesantita da una giornata grigia. Foreste sterminate, spezzate solo da qualche polverosa stradina. I raccolti oramai sono stati fatti e qualcosa inizia già a pungere. Il grande freddo fra un po’ arriverà e con lui la sua amante notturna. Lunga. Interminabile. Angosciosa come l’incubo della vita. Il solo ristoro nel bicchiere, ad affogare le lacrime e l’insostenibile oppressione che avanza. Poi la pastiglietta della felicità. Di facciata sempre un disponibile sorriso, la pazzia festaiola, l’amicizia immediata. Dentro il mondo invece brucia e diventa sempre più una gabbia senza uscita. Nasce il dolore a cui si attinge a piene mani per esprimersi, per dare uno sbocco alla depressione. Plasmare l’angoscia. Forme solitarie dove rintanarsi per scacciare i demoni, mentre la libellula per un po’ continuerà a volteggiare sulla palude. Poi quei vestiti carnevaleschi, con i capelli intrecciati e i multicolori per dar vita al grigiume diurno. Giù alla spiaggia a fare festa, attorno al debole fuoco, mentre il giorno eterno oramai è morto. Negli agglomerati si respira ancora un po’ di calore, al di fuori l’unica vita si scopre in qualche cimitero abbandonato, in riva ad un lago ghiacciato. Inverno. Pesante. Più delle foglie morte dei giorni appena passati. Urla interne senza senso…” Dal gelo notturno della Finlandia, questi cinque ragazzi non traggono nessuna speranza, ma, rinchiusi nel loro involucro, trascinano giù, in fondo, al loro grigio mondo. “Fallen”, la danza funebre, nel suo incedere minimalista, interrotto solo dai soavi vocalizzi di N.S., fa visita al capezzale della sposa morente, ricevendone in dono il bacio della pura materia del dolore, sofferenza, angoscia, nichilismo… Riferimenti ai connazionali Silentium, sicuramente, ma qui il mal di vivere è molto più profondo. Dalle barriere così impenetrabilmente poste, dal suolo natio così odiato nel suo naturale amore, dalla ricerca di qualcosa di profondo che spieghi il senso di tutto questo. Pasi Koskinen. Così malato nei suoi grugni assolutamente insistenti e disturbanti, come se la malinconia di fondo, presente nella materia psichedelica/rock degli Amorphis, fosse ampliata e insinuata lentamente nel inconscio più profondo. Il violino. Abile nella base melodica, mai invadente ma pronto a sorreggere il castello. “Angel Of Distress” mette a nudo l’anima della band (o di una nazione intera), soffrendo in docile silenzio, come se l’urlo avesse timore di uscire allo scoperto. La chitarra spezza l’oblio, ma quel growl così lento, abbracciato al piano, mette l’ansia addosso e fa aumentare il pericolo cerebrale. ”Quiet These Paintings Are” è marchiata a fuoco, pericolosa come il serpente della palude, nascosto tra i sassi ma pronto a colpire. 12 minuti. L’intro di violino accompagnato dal piano fa sgorgare le lacrime, fino a quando il sentiero nella penombra diventa annebbiato e pian piano sfuggente. La morte, pace eterna o dannazione infinita? La domanda dentro cresce, con i dubbi del passato che accarezzano il futuro. 17 minuti. “…To Live For My Death…”. Non si può arrivare in fondo. Aprendo gli occhi all’improvviso, durante la profonda notte. Attorno le barriere, rinchiusi da una muraglia invalicabile. Un capolavoro fatto canzone. Apertura lasciata alla coppia violino/pianoforte, con la batteria che danza nella bara, sempre più lenta, come rintocchi di un vecchio orologio arrugginito. Voce. Esplosioni improvvise ed un solo di chitarra che racchiude un genere intero. Si vuole premere stop, ma il magnetismo è tale che, come Ulisse davanti alle sirene, non si riesce a proferire negazione. Duetto pulito e poi growl disperato. Nati per morire. Forse l’unica sicurezza di tutto questo schifo. “Night Dew”. L’inganno. Mascherata la porta di uscita. Improvvisamente così vicina. La voce di N.S. rapisce e culla, dolcemente, in disparte. Sempre lentamente, con il piano ancora protagonista. Qualcosa dentro però dice che la verità è un ‘altra, un richiamo lontano di paura, orrore, misericordia. Poi più nulla. 55 minuti. 5 canzoni. Stop. Nell’aria lo si può ancora annusare, mentre la libellula si posa, per l’ultima volta… Siate consci del viaggio che dovete affrontare avvicinandovi a quest’opera. Travaglio sensitivo. Udito, ma il gusto agro e quelle visioni oscure e fredde faranno parte del gioco. Rendetevi conto che, una volta valicata la soglia, sarà impossibile fuggire. Shape Of Despair: ”Angels Of Distress”. Questa, che lo vogliate o no, è la Finlandia. No. Non quella di facciata, ma la ruggine che più di 2 milioni di persone sentono bruciare nell’interiorità e che i rimanenti provano a tenere lontano con tutte le loro forze. Cielo e Terra. Amen.
David Scalet
Voto:
Brucia.
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