SIGUR ROS

"( )"

(Fat Cat)

2003

1. Untitled #1
2. Untitled #2
3. Untitled #3
4. Untitled #4
5. Untitled #5
6. Untitled #6
7. Untitled #7
8. Untitled #8

Poesia pura. Senza parole tra l’altro. Il disco è l'unico contatto tra il mondo materiale e l’universo dei Sigur Ros. Una volta inserito nel vostro lettore cd, ogni legame con il mondo che ci circonda è irrimediabilmente perso. Parte una dimensione fatta di suoni, colori e immagini in realtà inesistenti. E’ tutto nella nostra immaginazione, stimolata dalle atmosfere eteree e rarefatte della musica di questi islandesi. Dopo settanta minuti così, il ritorno alla realtà può risultare estremamente brusco, così come la tentazione di spingere nuovamente il play per un altro trip può seriamente insidiare la mente. E pensare che "( )"è composto da 8 canzoni senza titolo, i cui “testi”, anziché da parole sono volutamente composti da vocalizzi e fonemi, allo scopo di lasciare che l’immaginazione dell’ascoltatore vaghi libera nello spazio, alla ricerca di un significato sempre differente. E su tutto il cd (copertina, retro, booklet e via di seguito) vi sono solamente le due parole del nome della band, ad indicare l’estrema voglia d’immaterialità che pervade questi suoni. La loro provenienza islandese è chiaramente riscontrabile nei ritmi dilatati all’inverosimile delle 8 suite qui presenti, nonché nella glacialità di certi passaggi. E’ chiara quindi l’influenza esercitata in questa sede da un certo tipo di Ambient nordeuropeo, anche se in realtà a sprecarsi sono i paragoni, spesso a sproposito, con la conterranea Bjork. Piuttosto qui è la lezione Shoegaze/Dream-Pop di gente come My Bloody Valentine, Cocteau Twins e Slowdive a reinventarsi in uno stile personale ed altrettanto evocativo. Tutto questo ribadendo –sia chiaro- che ai Sigur Ros va dato il merito di essere riusciti a rendere estremamente personale l’insegnamento di tali nomi, confermandosi band dall’inventiva sicuramente elevata. Il che, in questo periodo, non è poco. Da segnalare inoltre il disco diviso letteralmente in due parti (intervallate da 30 secondi di silenzio tra la quarta e la quinta traccia). Se la prima parte si rivela quella più eterea ed Ambient, nella seconda i nostri calcano la mano, dando sfogo ad una vena psichedelica memore dei primi Pink Floyd. E la cosa straordinaria è che abbia speso così tante parole per darvi un’idea, peraltro in maniera forse insufficiente, di un disco che di parole ne contiene solamente due: Sigur Ros.


Tony Aramini

Voto: Senza Parole.

www.sigur-ros.com