SIGUR RÓS

"Ba Ba Ti Ki Do Do"

(Bad Taste/Fat Cat)

2004

1. Ba Ba
2. Ti Ki
3. Di Do

Nel dicembre 1994 Jón Þór Birgisson, Ágúst Ævar Gunnarsson e Georg Hólm danno vita ai Sigur Rós, prendendo il nome dalla neonata sorella di Jónsi, Sigurrós, che tradotto suona come Rosa della Vittoria. Per la versione islandese dell’etichetta Bad Taste, a braccetto con l’europea Fat Cat Records (la stessa di Party of one, Múm, Animal Collective, Max Richter tra i tanti, attiva dal 1997) incidono tre album (“Von”, ristampato di recente per l’esportazione dopo l’esclusiva limitazione alla madrepatria, “Ágætis Byrjun” e “( )”), pubblicano due singoli e collaborano a colonne sonore, fino ad arrivare a questo piccolo gioiello, un E.P. di soli 20 minuti costruito come un puzzle, di cui le tre tracce compongono un’immagine finale solo se unite assieme. L’ambient dei Sigur Rós è sempre stato piuttosto lontano dalle sfaccettature proposte invece da altri gruppi del genere (quali per esempio Biosphere e Múm): rimandi sonori più a livelli inconsci che naturalistici, e questo lavoro rafforza in qualche modo il potere di persuasione che un certo tipo di musica può manifestare. L’E.P. è stato realizzato con l’ausilio di 4 strumenti: pianoforte, carillon, scarpe da ballo microfonate (tipo tip-tap) e materiale preesistente di registrazioni elettroniche. La traccia globale fu scritta per la composizione musicale “Split Sides” di Merce Cunningham che fu eseguita all’Accademia di Musica di Brooklin il 14 ottobre del 2003. La musica e la coreografia di quell’opera furono composte indipendentemente l’una dall’altra, ed il gruppo decise di interagire ed adattare la musica alla coreografia, osservando attentamente i movimenti dei ballerini, con un ampio margine di improvvisazione. Farebbe gola a molti sapere che durante la seconda parte dello spettacolo “Split Sides” intervennero anche i Radiohead, ma con grande rammarico per il momento non ne è pianificata la pubblicazione in ricordo. Per adesso, comunque, concentriamoci sul risultato finale. Ba Ba: tante reminiscenze di dolcezza infantile, chiudi gli occhi e cominci a viaggiare. Ti Ki: un carillon che si inceppa ma persiste. Cominci a realizzare e a trasformare i colori in suoni ed i suoni in colori. Di Do: tra monosillabi tribali e deliri di interferenze elettroniche, contempli il mondo che si illumina di una luce accecante da dietro un pertugio. In quest’ultimo pezzo, Di Do, si possono udire campionamenti della voce di Merce Cunningham che scandisce il ritmo crescente della musica. Se l’anima di un bambino che cresce nell’amore più puro fosse uno xilofono, o un carillon, è così che suonerebbe.


Tiziana Brombin

Voto: 9

www.sigur-ros.com