SIGUR RÓS

"takk... "

(EMI)

2005

1. Takk...
2. Glósóli
3. Hoppípolla
4. Með Blóðnasir
5. Sé Lest
6. Sæglópur
7. Mílanó
8. Gong
9. Andvari
10. Svo Hljótt
11. Heysátan

Nessun disco avrebbe espresso meglio di "Takk..." il passaggio dall'estate all'autunno scorso, ma dal nome Sigur Rós ci si aspetta ormai questo ed altro. Dopo i meravigliosi "Von", "Ágætis Byrjun" e "( )" (ai quali si aggiunge la colonna sonora di un film composta con Hilmar Hilmarsson, "Angels Of The Universe"), "Takk..." scinde critica e pubblico in netto disaccordo. Noi quasi unanimi stiamo dalla parte di chi acclama questo disco, che segna il passaggio da label indipendente tale Fat Cat a major quale EMI, come una gradita conferma. "Takk..." si presenta dapprima come confezione-libro al solito essenziale e priva di qualsiasi tipo di informazione tecnica all'infuori del nome dell’album, del gruppo e del sito (stavolta c'è persino la tracklist), dalla quale si estrae uno dei dischi migliori dell'anno, che si va ad aggiungere a testa alta alla già magnifica discografia di questi 4 islandesi così indipendenti e lontani dal resto del mercato musicale d'oggigiorno. Quel che viene sprigionato dal momento in cui il lettore comincia a vorticare è un'imponente ventata d'aria fresca e calda insieme lungo atmosfere dalle molte reminiscenze infantili, delicatissime anche quando sembrano esplodere (non c'è mai l'esplosione reale, quanto piuttosto una successione di boom mancati), malinconiche nella loro incredibile tenerezza, struggenti, eteree, e via via così, ogni parola è di troppo, perchè non renderebbe affatto l'idea.
Takk, "grazie", è una parola che si sente e si dice spesso, che racchiude molte sfumature di significato e che si può interpretare liberamente. Di tale libertà espressiva vengono privilegiati i Sigur Ros proprio grazie al passaggio ad una major: ricordando le sessioni di registrazione, il gruppo si riscopre sereno, molto meno stressato rispetto alle sessioni per i dischi precedenti. Scritto, registrato e mixato in una sola volta dopo venti mesi di clausura negli Studios, Takk rivela già dal primo ascolto notevoli differenze rispetto ai precedenti: in primis, il fatto che non sia un concept, almeno non volontariamente. Non essendovi filo conduttore unico va da sè che ogni brano possa essere ascoltato singolarmente o in modalità "shuffle" con molta più libertà rispetto al precedente "( )", in cui ogni brano era legato al successivo indissolubilmente. A saltare all'orecchio è in secondo luogo il cantato, che compare puntuale in ogni brano: non più hopelandic (islandese arricchito di suoni inventati che caratterizzava i precedenti album), bensì in islandese "puro", eccezione fatta per la corale Með Blóðnasir. Le liriche rese dalla voce bianca di Jonsi sono dilatatissime su una struttura dei brani sinfonica e basata sull'improvvisazione e sulla ricerca sonora: uno dopo l'altro i pezzi di Takk sono cullati dall'epico archetto con cui le chitarre vengono suonate, accompagnate da altrettanti archi, pianoforti, campanelli, armonizzati l'un l'altro senza mai calare di livello qualitativo e rendendo quasi impossibile etichettarne il genere partorito: si citino pure in causa ambient, folk, minimalismo, avant-garde. Ad attirare sicuramente l'attenzione del popolo italico saranno sicuramente Mílanó, composta durante il soundcheck nell'omonima città, i singoli\video di Hoppípolla e Glósóli, e Heysátan, se non altro per il bizzarro titolo, dovuto però al fatto che "satan" in islandese significa fieno.
Dopo le due date italiane di Firenze (soldout) e Venaria Reale (TO), il tour al fianco delle Amina prosegue intenso e raccogliendo grande apprezzamento: niente di più meritato per uno dei pochi gruppi che ancora riesce a dimostrare il proprio valore senza dover niente a nessuno.


Tiziana Brombin

Voto: 8,5

www.sigur-ros.is