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Non paghi di aver devastato un buon numero di capolavori della storia del metal, dell’hard rock e del punk nell’indecente Graveyard Classics, Chris Barnes e soci rincarano la dose e decidono di esagerare, proponendo in questo secondo volume di una serie di cui nessuno auspicava l’esistenza nientemeno che l’intero Back In Black canzone per canzone, nota per nota. È chiaro che l’operazione in sé e per sé oltrepassa l’inutilità assoluta, ma se l’esito del primo volume era francamente brutto senza possibilità di appello e in più punti perfino fastidioso (sentire Wrathchild stuprata in quel modo è qualcosa che non si dimentica facilmente), in questo caso il risultato finale è certamente stupido al di là di ogni giustificazione, oltre che concettualmente deprecabile, ma perlomeno divertente e assai piacevole all’ascolto: in fondo il rock sanguigno, INCAZZATO, volutamente ignorante e pecoreccio oltre ogni limite (testi che narrano perlopiù di cazzi, fighe e scopate utilizzando tutte le metafore immaginabili che manco un rendez-vous tra camionisti e scaricatori di porto) degli AC/DC ben si presta a una rilettura in chiave brutal a base di chitarroni ipercompressi e voce gorgogliosa da scarico del cesso guasto come 6FU sono sempre stati e continuano a essere. Certo chi, come noi, conosce a memoria ogni singola nota degli AC/DC potrà prendere benissimo questo inutile ma onesto tributo così come schifarlo nella maniera più assoluta, niente vie di mezzo. Personalmente rientro nella prima categoria; avrei continuato a campare benissimo anche senza Graveyard Classics 2, ma l’ho ascoltato qualcosa come venti volte di fila divertendomi parecchio. Resta il fatto che non consiglierei di investirci 16 e rotti euro neanche al mio peggior nemico.
Dragone Nervoso
Voto:
6
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