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Per la serie “Le confessioni di un italiano”, ammetto di essere stato uno dei pochi delusi dal precedente “A predator’s portrait”, avendolo ritenuto fino a poco fa un album che, nonostante tutti gli sforzi fatti (vedi ad esempio certe linee vocali ed il maggiore uso di melodie rispetto al passato), non brillava a causa di una piattezza di fondo malcelata dietro a chitarre d’impatto. Come per i The Crown, alla luce di quest’ultimo NBC , sono costretto a rivedere leggermente il giudizio sul predecessore, che ora appare più chiaramente come album di transizione. Per completare la trasformazione e portare aria nuova sono stati assoldati nientemeno che Devin Townsend e Fredrik Nordstrom alla produzione e missaggio, ed alla fine sembra che siano riusciti nella loro missione : tirare fuori i Soilwork dalla palude in cui erano impantanati, rinfrescando il loro sound e tagliando ormai definitivamente i ponti con il passato. Se è vero che l’abbondanza di mid-tempos deluderà i thrasher più ortodossi, bisogna però ammettere che mai come in quest’album gli Svedesi sono riusciti a coprire una parte così ampia dello spettro emozionale. C’e’ ancora la rabbia, certo, una rabbia meno impulsiva e più ragionata, ma c’e’ ancora e “Follow the hollow” dovrebbe esserne l’emblema. Ma c’e’ anche spazio per momenti dove compaiono punte (punte, sia chiaro) di nostalgia e malinconia, per uscire dalla routine con interessanti inserti di Hammond in tessiture thrashy, ( Thrash anni 70’s ? Non proprio, ma…) per un uso intelligente della melodia soprattutto (ma non solo) nella voce…insomma, non c’è di che annoiarsi, se si è disposti a barattare il semplice impatto con qualcos’altro. La mano di Townsend si sente eccome, infatti il suono di APP e’ stato reso meno tagliente e più vicino ad ogni cosa abbia tirato fuori il grande Devin recentemente. Tanto per quantificare, (non si dovrebbe fare, ma concedetemelo) siamo a metà strada tra il sound dell’album precedente ed i suoni dei vari Physicist, Ocean Machine e capolavori vari. Il Songwriting è molto ispirato nonostante qualche piccola ridondanza evitabile e tutto scorre bene dall’inizio alla fine…insomma, avrete capito che m’e’ piaciuto e non poco, a mio parere NBC è al pari del loro debut il loro episodio migliore, pur rendendomi conto che molti thrasher storceranno non poco la bocca. In ogni caso, il pollice è all’insù e sono felice che qualcuno stia cercando una via d’uscita dall’ormai inflazionatissimo death scandinavo, in special modo i Soilwork, visto che un Predator’s Portrait parte 2 mi sarebbe risultato molto, troppo indigesto.
Reje
Voto:
8=
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