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1. Hyperhuman
2. Pornographer Cain
3. Charge Of Total Affect
4. Hate Yourself
5. Fuck Talks
6. The Death Of Father
7. The USA Don?t Exist
8. Anti-City Strategy
9. Hierarch
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Terza release ufficiale per i Solefald, attesa dal sottoscritto come la pioggia dal deserto. E’ sin dall’esordio , quel “The linear scaffold” datato 1997, che questo duo ha fatto capire a molti di poter dire qualcosa di importante nel metal (e non solo) del 2000 e dintorni. Poi, venne quel “Neonism”, un disco che riusciva ad essere un capolavoro pur essendo quasi totalmente inassimilabile anche per un ascoltatore smaliziato. La band disse candidamente nel booklet che quell’album era un attacco, ed era opportuno mobilizzare i nostri sistemi difensivi…nulla di più vero. Quel lavoro era pura violenza psicologica verso l’ascoltatore, sempre costretto a rincorrere l’album che continuava a sfuggirgli da ogni parte, ed appena sembrava poterlo raggiungere, la musica scappava ancora verso altre molteplici direzioni. Per non parlare poi dei testi, genialmente folli, un magma vorticoso di immagini in cui si intravedevano simboli della vita di tutti i giorni…roba che nemmeno Andy Warhol rinchiuso per mesi in un appartamento con tutti i futuristi, Marinetti in testa, avrebbe potuto tirare fuori. Insomma…un indigeribile capolavoro. Questa terza release sembra voler finalmente tirare le fila del discorso. La sperimentazione non è certo stata chiusa in un cassetto, sia chiaro, è solo posta sullo sfondo. Infatti, forse perchè vincolati dal dover raccontare una storia, i Solefald tirano fuori un album in cui la sensazione che si ricava non e’ quella di venire continuamente sbattuti di qua e di la’ tentando di raccapezzarsi e felici di essere stupiti, ma quella di essere nella platea di un teatro in cui e’ in scena una rappresentazione drammatica contemporanea. Già, perchè questa volta alla base di tutto c’è una storia, con mirabili momenti psicodrammatici e vicende personali dei protagonisti decisamente coinvolgenti, descritto con linguaggio molto esplicito quando serve pur non scivolando mai nel pacchiano e nel triviale. I due protagonisti sono Cain, un produttore di film pornografici, rappresentante dei piaceri della vita e del desiderio, ed un filosofo di nome Fuck, rappresentante della sofferenza di esistere, della necessità del pentimento e della riflessività…eterno dualismo…malattie senza tempo, forse. Finalmente ( O no ?) le immagini sono più nitide, ed i riferimenti a simboli popolari non sono inseriti in una cascata torrenziale di suoni e colori, ma ben visibili e più statici. Non svelo ulteriormente i dettagli della storia, e non è affatto facile entrare in quelli della musica, un affascinante mix di metal estremo con venature rock ed elettroniche in cui ogni cosa sembra essere al posto giusto al momento giusto. La maniacale cura per le sfumature di questo gruppo si puo’ notare ad esempio con gli inserti di violino, usato con grandissima parsimonia, ma sempre e solo quando è bene che ci sia. Per avere qualche vaghissimo (ripeto : vaghissimo) riferimento si potrebbero citare gli …And Oceans, si potrebbe citare qualche gruppo rock, si potrebbero citare altre bands di cui si sente una battuta qua e là, ma anche nominandole tutte insieme, saremmo ancora lontanissimi dal capire questo lavoro. Ascoltandolo, ci renderemmo conto che non esistono gruppi a cui riferirsi per descrivere questa musica, o forse si, ne esiste uno, ed il suo nome è Solefald. Non alzo ulteriormente il voto solo perchè c’è qualche regolazione assolutamente minimale ancora da fare qua e là, e semmai venisse fatta nel prossimo album, un 10 non basterebbe più. Ma ribadisco: nel CD c’è un ottima storia accompagnata da ottima musica, e raramente s’è visto di recente un mix così bello di composizione e testi.
PS: Sul loro sito ufficiale c’e’ qualcosa per farsi un’idea, perciò…
Reje
Voto:
8+
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