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Son passati da quel dì i tempi in cui dai Sonic Youth ti potevi aspettare il disco in grado di cambiarti la vita. Quel suono così avanti è stato raggiunto (vd. in casa Load), mentre i dischi "paralleli (e.p., lavori collettivi e simili) forse stan cominciando a diventare stucchevoli.
Cosa rimane allora? Rimangono le canzoni, che mai sono apparse così "classiche", così vicine a quella prima new wave (dai Television a Richard Hell alla Smith di "Radio Etiophia") che li segnò da ragazzini, tanto che a parte qualche episodio più frenetico ("What A Waste", per esempio), sembra proprio di vedere all'opera un gruppo di quegli anni; e sono canzoni che funzionano, che ti restano dentro, che si lasciano ascoltare molto più delle "sensazioni" del momento e molto più di chi dei Sonic Youth ha deciso di seguire i momenti più rumorosi (vd. in casa Load, again), come le ipnotiche "Do You Believe In Rapture?" e "Or", forse i vertici del gruppo. E poi c'è la solita canzone affidata a Renaldo, "Rats", che ancora una volta mi porta a sperare che il chitarrista faccia prima o poi uscire un disco solista di canzoni...
Ah, occhio alla bonus track "Helen Lundeberg", omaggio sin dal titolo all'estetica di "No New York" e dimostrazione che i nostri all'occorrenza graffiano ancora.
Giulio Olivieri
Voto:
7,5
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