SOPHIA

"People Are Like Seasons"

(Flower Shop/City Slang)

2004

1. Oh My Love
2. Swept Back
3. Fool
4. Desert Song No. 2
5. Darkness (Another Shade In Your Black)
6. If A Change Is Gonna Come
7. Swore To Myself
8. Holidays Are Nice
9. I Left You
10. Another Trauma

Sono trascorsi sei anni dall’ultimo lavoro di soli inediti di Sophia (se si esclude l’interlocutorio De Nachten dell’estate 2001, discreto live album con quattro inediti di cui un pezzo, I Left You, viene ripreso nel presente programma), l’eccellente The Infinite Circle della cui radicata, insopprimibile tristezza non rimangono ora che isolate, lancinanti scorie; buona parte di People Are Like Seasons vive al contrario di un’inaspettata ‘spensieratezza’, ma è pur sempre una spensieratezza raggiunta a costo di anni e anni di calci nei denti e rospi da ingoiare con la forza della rassegnazione. Robin Proper-Sheppard, leader e compositore unico di Sophia, è a tutti gli effetti un sopravvissuto, uno che dalla vita ha già ricevuto la sua buona dose di traumi e sconfitte: dalla morte inaspettata dell’amico di sempre Jimmy Fernandez e il conseguente, inevitabile split di God Machine proprio nel momento in cui avrebbero potuto diventare un nome imprescindibile (grandissimi già lo erano), a un sofferto divorzio di cui in questo disco si avvertono gli strascichi. Ma People Are Like Seasons è, come già accennato, un sorprendente ritorno alla vita da parte di un autore che ha sempre inteso la creazione artistica come necessario complemento e prosecuzione dei propri travagli privati; che il disco sia una esaltante celebrazione dell’esistenza lo si intuisce fin dal primo pezzo Oh My Love, magnifico esercizio di indie-rock teso e dolente ma anche estremamente ‘orecchiabile’ come mai erano stati nemmeno gli episodi più solari dei God Machine, o nella splendida Holidays Are Nice (il cui testo è però da leggere come sarcastica descrizione di stati d’animo che Robin è ancora lontano dal provare), fino all’eccellente If A Change Is Gonna Come, dall’inaspettato furore, con liriche che procedono per accumulazione di slogan dall’efficacia comprovata (“To think is good, but to know is best/ Don’t close your eyes, no time to rest/ 'Cause life's a bitch yeah, and then you die/ And it’s too short yeah to wonder why”) e la voce di Robin che si cela dietro robuste distorsioni. L’innegabile talento di Sheppard nel dare forma a ballate intense e struggenti, dove la disperazione si fa quasi palpabile, ritorna in Swept Back, Fool, la già nota I Left You (quasi otto minuti di inesorabile crescendo emotivo, fino alla soglia delle lacrime), la terminale conclusione Another Trauma (con la voce di Robin incupita ad arte), mentre per i seguaci della primissima ora di God Machine c’è una bella sorpresa nella prosecuzione di Desert Song (intitolata, con ovvia quanto autoreferenziale nostalgia, Desert Song no. 2), che inizia in tono dimesso per poi sfociare in una delle rare esplosioni di furia che l’autore si concede (la struttura è la stessa di I Left You solo che qui, inaspettatamente, compaiono anche feedback laceranti). È impressionante come Sheppard trovi ancora la forza e la lucidità necessaria per condividere momenti tanto dolorosamente privati, la cui portata emotiva va oltre il naturale desiderio di identificazione. Per chi non ha mai avuto paura di confrontarsi con il fluire di sensazioni totalizzanti, la cui indifferenza ne comporterebbe la perdita, People Are Like Seasons è da annoverarsi tra i capolavori imperdibili dell’anno; quel che è certo è che ci si trova fin da ora di fronte a uno dei dischi più belli del 2004.


Dragone Nervoso

Voto: 8 e 12

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