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1. Prophecy
2. Living Sacrifice
3. Execution Style
4. Defeat U
5. Mars
6. I Believe
7. Moses
8. Born Again Anarchist
9. Porrada
10. In the Meantime
11. Soulfly IV
12. Wings
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Avete presente quando comprate un bel pezzo di pane fresco, ne mangiate un po’, il resto lo incartate e lo mettete nel portatane? Passa qualche giorno, avete voglia di un panino, ripescate il tozzo precedentemente incartato, lo infarcite di nuovi insaccati, lo addentate e…il pane è sempre lo stesso, ma ora sembra un po’ stantio…Questo è pressappoco l’effetto che vi farà il quarto disco della saga Soulfly, o meglio, della saga Max Cavalera. Le sonorità sembrano le stesse di Roots, ai bei tempi dei Sepultura, “quando c’era lui…”, ma ora un po’ ammuffite. Ok, il resto della band (come il salume all’interno delle due fette) è nuovamente cambiato, ma questo potrebbe anche essere considerato un difetto, badate bene. Consolidare un rapporto all’interno di un gruppo, equivale ad instaurare un’intesa, una complicità, un feeling, che è una gran cosa quando si lavora e si tenta di giungere, dall’unione di più cervelli, ad un unico risultato. E qui non pare accadere (ecco perché prima mi ritrovavo a parlare della saga “Cavalera”). “Prophecy” risente di tutte queste cose. Il songwriting dell’irsuto chitarrista/cantante appare ormai ancorato alla soluzioni che resero famosa in tutto il mondo la sua ex-band: riff granitici al limite dell’hardcore, stacchi in mid-tempo, intermezzi strumentali folklorici, voce nervosamente arrabbiata urlante testi di denuncia a dir poco politicizzati. In tutto ciò poterebbe sicuramente esserci del buono, ma sarebbe stato bene metterlo a disposizione di possibili revisioni da parte di musicisti estranei, che gli avessero dato un po’ di freschezza (avete presente gli ultimi dischi di Vintersorg, dove compare al basso Steve DiGiorgio?). E invece Max sembra volere attorno a sé solo turnisti. Il disco scorre quindi tale e quale ad uno dei tanti da lui incisi (con l’aggravante dell’essere ultimo in ordine di tempo), e non ci lascia nulla di sconvolgente, se non la rilettura della bellissima “In the meantime”, cover degli Helmet; ciò è tutto dire! Momenti interessanti del disco, probabilmente, le soluzioni stile “Sepultura” (Porrada), che però, come dicevo, andrebbero aggiornate, e i pezzi più diretti, più hardcore (Execution Style, Defeat U), che potrebbero fare la nuova fortuna del gruppo, che potrebbe accattivarsi fan nelle frange più estreme del pubblico (tipo Ratos De Porao per intenderci…). Al limite si potrebbe insistere anche sugli intermezzi ragamuffin e reggae (Moses e Mars) , senza però intaccare la scorrevolezza dei brani. Da evitare: soluzioni trite e ritrite (…e sarà dura!), digressioni assurde (Soulfly IV e Wings) e la ripetizione pedissequa di slogan noiosi (“I believe, born again Anarchist”, in I Believe). Un disco evitabilissimo, nel complesso, che forse ripescheremo, per completare la nostra discografia, quando ci verrà proposto in “special price”.
PS: Max, sappiamo di cosa sei capace, dimostracelo nel prossimo disco, ok?
Matthew Hopkins
Voto:
5
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