|
Roots è stato l’inizio della fine: il disco aveva un suo perché, i suoi ascoltatori no. Dopodiché, nell’ordine: Gloria Cavalera sbrocca, Max fuori dal gruppo (per dieci minuti si parlò pure di scioglimento), i Sepultura reclutano un negro e sfornano un disco che pare la succursale di un centro accoglienza immigrati a Salerno, il disco va malissimo ma ancora – per fortuna – si ha la buona creanza di non addossare tutte le colpe all’incolpevole negro visto che al suo ingresso il 99% del materiale era già stato scritto (la ragione semmai è che Kisser e Igor Cavalera non sanno scrivere canzoni); il marchio tira avanti nel disinteresse generale, un altro disco (Nation) e un live dopo il quale l’etichetta di sempre Roadrunner pensa bene di metterli alla porta, infine il pensionamento anticipato sotto SPV (la label delle vecchie glorie all’ultima corsa) sancito dall’inqualificabile Roorback, talmente brutto che ancora non ci si crede. D’altro canto, se i Sepultura piangono Max Cavalera di certo non ride: si era capito fin dal claudicante esordio eponimo che i suoi Soulfly non erano altro che un affannoso tentativo di cavalcare l’onda dell’inaspettato successo planetario di Roots con una band tirata su in quattro e quattr’otto (in cui tra l’altro militarono falliti senza speranza del calibro di Roy Mayorga degli eccellenti ma sfigatissimi Thorn – ho visto il loro unico disco in offerta a 1.500 lire – o il rissoso Logan Mader, capace di litigare con qualsiasi gruppo a cui abbia preso parte) e un pugno di canzonacce tutte tricche tracche ‘etnico’ e ‘tributi’ al figliastro morto tirato fuori ogni due per tre. Un microscopico colpo di coda con il quasi buono Primitive (che però nella sua girandola di ospitate assurde era una sorta di We Are the World versione bongo bongo), poi di nuovo ad annaspare nella melma bongo-metal-tribe-etnociarpame con i successivi due album, assolutamente indistinguibili l’uno dall’altro se non per il fatto che uno dei due conteneva una cover degli Helmet da galera vita natural durante. Dark Ages? Nomen omen. Sono tempi bui a casa Cavalera: a nessuno frega più niente dei Soulfly e personalmente non riesco proprio a trovare un motivo che sia uno per preferire questo disco a una qualsiasi scorreggia metalcore del caso che tanto tira ultimamente. Scommetto mille euro che entro due anni Max tornerà nei Sepultura.
Dragone Nervoso
Voto:
2
|