RONNIE SPECTOR

"The Last Of The Rock Stars"

(High Coin)

2006

1. Never Gonna Be Your Baby
2. Ode To L.A.
3. All I Want
4. Hey Sah Lo Ney
5. There Is An End
6. Work Out Fine
7. Out In The Cold Again

“Qualcuno di quei gruppi mi piaceva, ma non sono mai stata una grande fan della scena Motown. Erano troppo puliti per i miei gusti. Io sono molto più rock’n’roll.” Ed in effetti le cose stanno proprio così: pur essendo passata alla storia grazie alle Ronettes, il migliore dei girl groups vocali dei primi anni sessanta, Ronnie Spector in ambito solista ha sempre preferito lavorare con musicisti e sonorità di estrazione rock. Da George Harrison e Little Steven negli anni Settanta, passando per Eddie Money e “Unfinished Business”, l’album che nell’87 provò a rilanciarla in chiave AOR, fino ad arrivare all’ottimo “She Talks To Rainbows” del ‘99, inciso sotto la supervisione di uno dei suoi più illustri ammiratori: il compianto Joey Ramone. Con un curriculum del genere non ci stupiamo se il disco che segna il suo ritorno sulle scene arrivi a noi sotto il pretenzioso titolo di “The Last Of The Rock Stars” e veda la partecipazione di una nutrita lista di ospiti, equamente divisa tra nomi giovani (Raveonettes, Greenhornes e, ahinoi, Nick Zinner dei Yeah Yeah Yeahs) e stagionati (Keith Richards e Patti Smith). La varietà stilistica che consegue ad una così ampia rosa di nomi si rivela però un’arma a doppio taglio: il disco, pur trovando un filo conduttore nella voce di Ronnie, ancora tanto suggestiva seppure segnata dagli anni e dal fumo, pecca quasi inevitabilmente di disomogeneità. Ogni pezzo fa storia a sé e sembra parte di una compilation dall’andamento discontinuo: è vero che “Here Today Gone Tomorrow” (originariamente dei Ramones), la ballata malinconica “Ode To L.A.” (già apparsa sull’ultimo Raveonettes) e il rock melodico di “Never Gonna Be Your Baby” quasi riescono a commuovere, ma a fare da contraltare non mancano episodi un po’ sottotono come la stucchevole “Girl From The Ghetto”, o le atmosfere jazz di “Out In The Cold Again”. Segnalazione d’obbligo per “You Can’t Put Your Arms Around A Memory”, cover di Johnny Thunders già presente su “She Talks To Rainbow” e qui riproposta in qualità di sentito tributo a Joey Ramone, che ne cantò le backing vocals. Doveroso sottolineare comunque che, nonostante tutto, i momenti in cui la qualità non raggiunge picchi almeno sufficienti sono ben pochi: considerando che da “Be My Baby” sono passati ben 43 anni, non abbiamo proprio di che lamentarci. Leggenda.


Tony Aramini

Voto: 7

www.ronniespector.com