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“Qualcuno di quei gruppi mi piaceva, ma non sono mai stata una grande fan della scena Motown. Erano troppo puliti per i miei gusti. Io sono molto più rock’n’roll.” Ed in effetti le cose stanno proprio così: pur essendo passata alla storia grazie alle Ronettes, il migliore dei girl groups vocali dei primi anni sessanta, Ronnie Spector in ambito solista ha sempre preferito lavorare con musicisti e sonorità di estrazione rock. Da George Harrison e Little Steven negli anni Settanta, passando per Eddie Money e “Unfinished Business”, l’album che nell’87 provò a rilanciarla in chiave AOR, fino ad arrivare all’ottimo “She Talks To Rainbows” del ‘99, inciso sotto la supervisione di uno dei suoi più illustri ammiratori: il compianto Joey Ramone. Con un curriculum del genere non ci stupiamo se il disco che segna il suo ritorno sulle scene arrivi a noi sotto il pretenzioso titolo di “The Last Of The Rock Stars” e veda la partecipazione di una nutrita lista di ospiti, equamente divisa tra nomi giovani (Raveonettes, Greenhornes e, ahinoi, Nick Zinner dei Yeah Yeah Yeahs) e stagionati (Keith Richards e Patti Smith). La varietà stilistica che consegue ad una così ampia rosa di nomi si rivela però un’arma a doppio taglio: il disco, pur trovando un filo conduttore nella voce di Ronnie, ancora tanto suggestiva seppure segnata dagli anni e dal fumo, pecca quasi inevitabilmente di disomogeneità. Ogni pezzo fa storia a sé e sembra parte di una compilation dall’andamento discontinuo: è vero che “Here Today Gone Tomorrow” (originariamente dei Ramones), la ballata malinconica “Ode To L.A.” (già apparsa sull’ultimo Raveonettes) e il rock melodico di “Never Gonna Be Your Baby” quasi riescono a commuovere, ma a fare da contraltare non mancano episodi un po’ sottotono come la stucchevole “Girl From The Ghetto”, o le atmosfere jazz di “Out In The Cold Again”. Segnalazione d’obbligo per “You Can’t Put Your Arms Around A Memory”, cover di Johnny Thunders già presente su “She Talks To Rainbow” e qui riproposta in qualità di sentito tributo a Joey Ramone, che ne cantò le backing vocals. Doveroso sottolineare comunque che, nonostante tutto, i momenti in cui la qualità non raggiunge picchi almeno sufficienti sono ben pochi: considerando che da “Be My Baby” sono passati ben 43 anni, non abbiamo proprio di che lamentarci. Leggenda.
Tony Aramini
Voto:
7
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