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Ebbene si, Jason Pierce è tornato. Dopo una quasi totale disintossicazione, trascina i suoi Spiritualized in un lavoro tra i più strani e affascinanti della band. A differenza di quanto anticipato dal singolo She Kissed Me e dalla stampa prima dell’uscita dell’album, Amazing grace non è affato un disco garage , ma un’estrema sintesi di tutto quello che ha prodotto il gruppo in questi ultimi dieci anni. Di certo non sarà il disco più sperimentale e innovativo della band, ma ciò non toglie ad esso un fascino ed una qualità compositiva decisamente rara: Pierce riesce a comporre nello stesso tempo pezzi grezzi e ritmati, come This Little Life of Mine e Never going Back, e canzoni che sfociano nella psichedelia più “Barrettiana”,come Lay it down slow e Lord let it rain on me, senza peccare mai di originalità e soprattutto senza rischiare di sembrare datato. Infatti, ascoltando più volte il disco, ci si accorge che l’obiettivo della band sia diventato quello di trasportare in blocco tutte le sonorità della fine degli anni sessanta-inizio settanta (come il progressive, la psichedelia, una sorta di folk-blues che molto deve a Bob Dylan, e, appunto, il garage rock) nel nuovo millennio, rendendole più attuali. Come si fa? Beh, vi sconsiglio di provarlo a casa, perché al mondo credo ci riescano solo gli Spiritualized. A differenza dei lavori di banda come Strokes, Vines, White Stripes ecc.ecc., l’album non suona mai come un disco “vecchio”, nonostante sembra sia stato composto nel 1969, e questo grazie ad una produzione di tutto rispetto, una strumentazione che più moderna non si può, e soprattutto grazie al genio di Jason Pierce. Ah, un’ultima precisazione: Amazing Grace non è affatto un album facile, ad un primo ascolto probabilmente non vi ispirerà granché, ma già la seconda volta che lo sentirete penso che ne rimarrete più che affascinati.
Asdomar
Voto:
8 e 12
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