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Zion,
mentore di questa band inglese, è senz’altro uno che la sa
lunga su come riuscire a farsi un nome. Fuori con questi due cd
usciti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, gli Spit
Like This godono già di un consistente seguito di sostenitori sia
nel loro Regno Unito che oltreoceano, candidandosi seriamente come
possibile rivelazione dei mesi a venire. E’ chiaro che si tratta
di gente che conosce a memoria le regole dello scintillante circo
del mondo del rock, molto di più della solita band
“politicamente scorretta” che ha da offrire un atteggiamento
provocatorio da Marilyn Manson dei poveri al limite del ridicolo e
poco più. E’ innegabile comunque che ci troviamo di fronte a
degli individui che non te la mandano certo a dire, dagli
scottanti testi senza peli sulla lingua fino al look che
senz’altro non passa inosservato (hanno addirittura lanciato una
linea di t-shirts con impressi tutti i loro slogan, da “smell
your mum” a “go fuck yourself”) tutto è l’antitesi del
buonismo e del (falso) moralismo. Per una volta è piacevole
scoprire che la notevole enfatizzazione di tutti questi aspetti
“di contorno” non è un diversivo per mascherare lacune
musicali. Dal punto di vista artistico gli Spit Like This sono una
band di spessore, che in queste due releases dimostra di riuscire
a percorrere una strada che entro breve potrebbe portarli alla
maturazione definitiva. Il Goth Rock inglese degli anni ’80
viene riportato in un contesto adatto ai giorni nostri e speziato
con influenze New Wave e Glam Rock anni ’70. Una sorta di Sigue
Sigue Sputnik vent’anni dopo sarebbe un’idea molto verosimile
di ciò che può essere considerato questo duo inglese (oltre a
Zion, voce, chitarra, batteria e programming, c’è la bassista
Vikki, ad ogni modo l’organico si è attualmente allargato a
cinque elementi). “The Pop Shot!” in quattro brani (tra cui vi
segnalo la malinconica “I need a fix” e “Asshole part 1
&2”, che parte lenta ed oscura per poi sfociare in un
incredibile crescendo psicotico) si rivela quanto di più ancorato
a sonorità Goth anni ’80 prodotto dai nostri: notevolmente
oscuro, richiama di tanto in tanto The Mission o Fields Of The
Nephilim. “Anarchy For Two”, ultimo in ordine cronologico,
mette parzialmente da parte quest’oscurità in favore di un
flavor Glam memore di David Bowie e Marc Bolan, per un risultato
finale non troppo distante dal Marilyn Manson in versione Omega di
“Mechanical Animals”. Anche in questo caso ci troviamo di
fronte a musica di qualità e di sicuro impatto. In chiusura
analizziamo un advance demo contenente “Down On You” e “Fuck
You”, due canzoni che fungono da anticipo in vista delle mosse
future della band e che riescono a coniugare in maniera piuttosto
interessante la decadenza Glam di “Anarchy For Two” e
l’oscurità Dark di “The Pop Shot”, segno che il traguardo
di una vincente maturazione stilistica è ormai ben visibile
all’orizzonte.
Tony
Aramini
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