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La prima cosa che viene in mente all’ascolto dell’ep “Filantropia” è che dai tempi del “ritorno al thrash” dei Metallica non si sentiva un tale suono di rullante. Non è un complimento, ovviamente. C’è da dire che, a parte certe pecche sul versante produttivo – la batteria, appunto, a volte incredibilmente fastidiosa, e alcune registrazioni chitarristiche – il secondo lavoro degli Spleen Caress ci presenta un rock dalle tinte fosche e wave piuttosto gradibile. A tratti, quando azzecca il giro giusto, le parole giuste, l’atmosfera giusta, persino abbastanza toccante da lasciare traccia di sé già al primo ascolto, nonostante una consistente percentuale del suo minutaggio complessivo indugi su una certa musica “alternativa” italiana di cui si dovrebbe dire tutto il male possibile. Il vero problema riguarda però i testi. Fatte salve tre - quattro righe fortunate, il resto sembra preso dal diario di un diciassettenne gotico infelice a caso. Per non parlare del fatto che il loro autore, incidentalmente, li canta pure, con risultati non esattamente brillanti.
Molto carini gli scheletrini disegnati in giro per il booklet.
Emanuele "Maraska"
Voto:
5/6
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