SUNHONEY

"November"

(Vertical/Sanctuary Records)

2002

1. Hazy hill
2. Seasons
3. November
4. Winter's Breath
5. Wishing Tree
6. Plague
7. Favourite
8. Peckham
9. Lobster
10. Make it Easy

Passato praticamente inosservato al di fuori del proprio confine scozzese, il sestetto dei Sunhoney (che ai Mudhoney, se qualcuno ci ha pensato, non deve una virgola aldilą della somiglianza col nome) pare essere svanito nel nulla dopo questo unico album. Non riusciamo a sapere se siano ancora attivi o sciolti, vivi o morti; quel che ci resta č solo questo November, trascurando qualche comparsa in compilation celtiche non molto gettonate e l'appuntamento con le BBC Sessions al quale molti artisti non mancano. Il nome Sunhoney si deve ad un circolo di pietre (situate in Scozia) con un masso posizionato centralmente e sul quale sono poste 31 incisioni a coppa che, secondo gli ultimi studi, indichino determinate posizioni della luna e diano altri spunti per riferimenti astronomici. Scelta decisamente interessante per un nome di battesimo che, pare, sia stato -non credo per gli stessi motivi- adottato anche da molte ragazze con l'insofferenza per i vestiti addosso in giro per i blog. Chiusa questa parentesi, andando ad indagare sui singoli membri scopriamo che ognuno dei Sunhoney sorge dalle ceneri di almeno due gruppi: la cantante Alyth McCormack dagli Shine/Alyth McCormack Band (coi quali era solita cantare in gaelico e non in inglese come in questo gruppo), il batterista-pianista Fergus MacKenzie dai Exhibit A/Chroma, il chitarrista Kevin MacKenzie (vantante del titolo di giovane musicista jazz dell'anno) dai Keep it Up/Swirler, il percussionista Donald Hay dai Mystery Juice/Pollen/La Boum!, il violinista Aidan O'Rourke dai Blazin’ Fiddles/Tabache ed infine il bassista Quee MacArthur dai Mouth Music/Sola/Shooglenifty. Facile intuire che il bagaglio di tutte queste esperienze possa concretarsi in un intreccio assai omogeneo, e nel nostro caso tale fusione si ripercuote assai positivamente sull'impatto generale che ha il sound: alla musica tradizionale celtica vengono inseriti elementi pop-rock, trip-hop, drum & bass in maniera -perchč no- originale, fresca e capace di attirare l'ascolto in territori semplici, senza tante pretese o velleitą. Non mancando momenti meno degni di nota ("Peckham" fra tutte forse un po' troppo campagnola), grazie a gemme come la title-track, "Winter's Breath" o la tarantolata folk-rock "The Plague", November riesce ad accostare tutte queste sonoritą in maniera armonica e riuscita, racchiudendo una bellezza di semplicissima fattura e che, speriamo, venga prima o poi notata con pił rilevanza.


Tiziana Brombin

Voto: 6/7

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