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Magniloquente
proposizione sull’essenza stessa dell’uomo, della sua natura
conflittuale e contorta, in grado di partorire nei secoli vedute
stupefacenti e al tempo stesso orripilanti (si pensi a “La Tentazione di
Sant’Antonio” di Dalì, all’energia atomica…). Sintomo stesso
della volontà umana di superare continuamente i propri limiti,
nell’estatico tentativo di raggiungere la perfezione divina, oltre il
persistente pericolo del vuoto celato oltre le Colonne d’Ercole, che sia
esso la morte, la pazzia; comunque perdita definitiva di una condizione
primordiale istintiva, animale, e non intellettiva e razionale. Viaggio
che va intrapreso con follia, paura e ottusa consapevolezza dei propri
mezzi, siano essi stessi anche fittizi e immaginari.
HELL-O)))-WEEN:
veduta post-atomica del pianeta terra. Tutto ormai giace sotto coltri di
polvere radioattiva, i pochi sopravvissuti hanno abbandonato il pianeta.
Se questo tornerà alla vita, essa non avrà probabilmente sembianze nè
animali, nè vegetali.
bassAliens:
chi è riuscito a fuggire alla distruzione totale, è costretto a vagare
nel vuoto dell’universo, forse in eterno. Chi approderà su un nuovo
pianeta sarà costretto a fare i conti con gli abitatori del cosmo.
Paurosa rievocazione di ciò che successe a chi approdò su Altair IV
nella celebre pellicola di Fred McLeod Wilcox.
Decay2
[Nihil's Maw]: David Bowman, ambasciatore del genere umano, entra tramite
il nero monolite posto su un asteroide di Saturno, nella dimensione
escheriana popolata dai semidei alieni. Ora è pronto a rinascere sotto
una nuova forma; il superuomo nietzscheiano guarda dall’interno della
sua placenta il pianeta terra, infinitesimale molecola immersa
nell’infinito buio siderale. E’ l’alba di una nuova era.
Ps:
le immagini descritte sono frutto della mente distorta del recensore e non
hanno nulla a che fare con un presunto messaggio interno all’opera.
Matthew
Hopkins
Il
sottotitolo dell’attesissimo (almeno per chi scrive) ritorno di Greg Anderson e Stephen O’Malley potrebbe tranquillamente essere “Come
buttare al vento in 63 minuti scarsi quanto di buono fatto finora”. Non
vorrei apparire oltremodo severo, ma chi segue Sunn 0))) converrà che un
disco talmente modesto appariva quasi impossibile da pronosticare.
Riassumiamo a grandi linee le puntate precedenti in favore degli
assenteisti: tra una rivisitazione degli Earth ed un po’ di comunella
con Merzbow saltavano fuori un paio d’album che non mancavano di offrire
spunti di notevole interesse, poi, come un fulmine a ciel sereno, quel
“White 1” che per un attimo ci ha dato l’impressione di avere a che
fare con uno dei migliori gruppi di sempre. “White 2” a distanza di un
anno ci riporta con i piedi per terra, visto che nelle tre lunghe
composizioni proposte tutto torna ad essere fin troppo convenzionale,
sempre in relazione al genere proposto, va da sé. Il ronzio di
“Hell-0)))-ween” scorre via in maniera talmente prevedibile che,
triste ammetterlo, sembra scritto seguendo le indicazioni di un ipotetico
“Drone For Dummies”. E la situazione non migliora quando i nostri
provano a rimescolare le carte in tavola giocando con l’ambient, visto
che “Bassaliens” pesca un po’ a casaccio da quel genere e tenta di
insaporire il tutto con qualche sporadica apertura Noise, ma, dopo 23
minuti di tentativi, la minestra continua ad essere insipida. Sempre da
certo Ambient deriva la conclusiva “Decay2 (Nihil’s Maw)”, che
almeno si posiziona una spanna al di sopra di tutto il resto, complice
probabilmente l’atmosfera apocalittica creata dai grugniti dell’ospite
Attila Csihar, la cui partecipazione non è tuttavia sufficiente a salvare
un disco che per buoni due terzi resta impantanato tra anonimato e
mediocrità. Ad ogni modo voglio essere ottimista ed interpretare il tutto
come una raccolta di materiale “scartato” dal progetto “White 1”
anziché come la sua continuazione; vista sotto quest’ottica la
bocciatura assume connotazioni meno gravi, in attesa di un “vero”
nuovo disco che smentisca/confermi la mia teoria.
Tony
Aramini
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