TEARS FOR FEARS

"Everybody Love A Happy Ending"

(Arista)

2004

1. Everybody loves a happy ending
2. Closest Thing To Heaven
3. Call Me Mellow
4. Size Of Sorrow
5. Who Killed Tangerine ?
6. Quiet Ones
7. Who You Are
8. Secret World

In piena epoca New Wave “The Hurting” ci ha segnalato Roland Orzabal e Curt Smith tra i migliori mestieranti della frangia meno avanguardistica del genere (“Watch Me Bleed” è forse il pezzo definitivo), subito dopo “Songs From The Big Chair” ce li ha mostrati vincenti interpreti di ottime quanto semplici e ruffiane composizioni (synth) pop (se siete over 20 non potete non aver mai ascoltato “Shout” e “Everybody Wants To Rule The World”). Nel 1989 “The Seeds Of Love” è l’ennesimo campione d’incassi, che personalmente non mi è mai andato giù a causa di quel gusto plastificato talmente evidente da farmi preferire un pranzo a base di guanti da cucina: un disco che a dispetto dei milioni di copie vendute resta imprigionato in arrangiamenti stucchevoli e fin troppo elaborati. Dopodiché la separazione, con Orzabal che si ostina a portare avanti la baracca circondato da un manipolo di session men. Di tutta la produzione post 1991 mi sento di salvare giusto un paio di brani da “Elemental”, il resto sono rozzi tentativi di speculare su un nome potenzialmente redditizio. E con la reunion cambiano gli interpreti, ma non gli intenti. Non importa se oggi c’è di nuovo Smith a fare comunella con Orzabal, “Everybody Loves A Happy Ending” dimostra solo che le bollette da pagare le abbiamo proprio tutti. 12 pezzi all’insegna di un songwriting spento e votato alla citazione più scriteriata: dai Beatles agli XTC, passando per la psichedelia e certo Indie, vengono passati in rassegna (molto confusionaria peraltro) gli ultimi 35 anni di storia del pop-rock, senza per questo trascurare un’autocelebrazione talmente goffa da sembrare autoparodia. Di sicuro il lieto fine pronosticato nel titolo non è quello del povero disgraziato che sborsa venti carte per questa roba.


Tony Aramini

Voto: 4 e 12

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