THERION "lemuria/sirius b" (Nuclear Blast/Audioglobe)

VOTO: 7,5

Abbandonate le sonorità death/thrash delle primissime produzioni, i Therion erano approdati, con album come Theli e Vovin, ad una visione e concezione della composizione musicale assai sperimentale e non convenzionale rispetto ad altre band a loro accomunabili. Non che non vi fossero gruppi, soprattutto europei, che ricercassero nella musica sinfonica, nell’utilizzo di strumenti tipici delle orchestre classiche e di performance vocali vicine alla lirica, una via di comporre musica che si riavvicinasse davvero al modello classico (o neo-classico) che tanto Malmsteen aveva per primo invocato. Tuttavia i Therion avevano, a mio parere, compiuto un passo oltre. Tra loro e le altre band sinfoniche si poteva riscontrare la stessa differenza che intercorre tra Mozart (per non dire Bach) e Wagner. Non più una forma musicale che privilegiasse il virtuosismo, il solo, la melodia, l’emozione che scaturisce da infinite e sublimi note che escono da un violino (strumento principe del ‘700), bensì la ricerca armonica in grado di scavare nella coscienza dell’uomo, delle sue tradizioni, dei suoi miti, nel suo folklore. Ricerca da mettere al servizio di una grande orchestra dove non ci siano distinzioni di ruoli, ma dove l’unicum musicale concorre a creare un grande flusso emotivo. Non più il “Flauto Magico”, ma la “Cavalcata delle Valchirie”, o meglio ancora i “Carmina Burana” di Orff. Tutto ciò, come dicevo fino ai dischi precedenti a questo enorme lavoro che comprende i due cd, “Lemuria” e “Sirus B”, entrambi i quali raccontano vicende diverse, e vanno a comporre due splendidi concep-album. Perché questo? Semplicemente perché in queste ultime produzioni, il gruppo di Christofer Johnsson abbandona l’impeto, a volte anche esagerato e sgraziato di brani storici come “To Mega Therion”, “Opus Eclipse” o la profondità sognante di una “Clavicola Nox”, a favore di una ricerca armonica più funzionale e funzionante, di una maggiore cura e rifinitura del tutto, di una produzione insomma che non lasci nulla al caso, alla magia esplosiva del momento, ma che riesca a controllare ogni singolo elemento in ogni istante e in rapporto al resto della composizione. Del resto se ci si vuole avvalere di un’orchestra di 170 elementi più 9 cantanti lirici, in una produzione che occupa 9 mesi di lavorazione, è ovvio che si debba operare in questa direzione! Tuttavia, tra quest’ultimo album (di cui ammetto di aver ascoltato solo una versione promozionale incompleta, sicchè anche il mio giudizio, perdonatemi, sarà alla fine, parziale), e i predecessori, mi pare di scorgere la stessa differenza che passa tra un “Atom Heart Mother” e un “The Division Bell”; va bene la superproduzione, Gilmour si materializza nella mia stanza quando partono i soli, ma dove sono finite le varie “Astronimy Domine”? Nonostante ciò, come dicevo, Lemuria e Sirius B, rimangono due bellissimi album: chitarre affilatissime in grado di partorire superbi riff, un’ossatura ritmica molto capace, il tutto condito dalle sontuose orchestrazioni della Filarmonica di Praga. Nel primo cd “Typhon” accomuna Testament e Venom, “Lemuria” è uno stupendo brano crepuscolare, così come la romantica “An Arrow From The Sun” e “Feuer Overtüre / Prometheus Entfesselt” unisce la magniloquenza dei cori all’impeto delle distorsioni. Sirus B, forse leggermente superiore per quel che concerne il songwriting, lascia meno spazio alle divagazioni orchestrali: “The Blood of Kingu” e “Son of the Sun” sono brani in pieno stile Gotheburg, come “Call Of Dagon” si richiama a tutta una tradizione epic-metal nordeuropea. Non mancano però anche qui i momenti più oscuri e sognanti (“Sirius B”). Giudizio finale, un ottimo ritorno per questa band, che probabilmente guadagnerà in ascolti dopo l’abbandono delle sregolatezze e degli eccessi precedenti, eccessi che tuttavia a mio giudizio, componevano buona parte della loro originalità.

Lemuria: secondo le tesi di M.P.L.Sclater, continente scomparso, probabilmente posto tra Ceylon e Madagascar. Questo, migliaia di anni fa, avrebbe ospitato, secondo le tesi della Teosofia, una sorta di primigenia razza umana, dal corpo etereo e dalla grandissima intelligenza. Razza che avrebbe costruito immense città megalitiche, e che probabilmente sarebbe stata la creatrice della mitica Atlantide, raccontata da Platone.

Sirius B: in pieno deserto Sahariano, due antropologi francesi, Marcel Griaule e Germanie Dieterlen, stavano studiando la tribù indigena dei Dogon. Nella religione dei Dogon e nella loro mitologia Sirio è considerata la madre della vita. La scoperta sconcertante dei due antropologi fu però che i Dogon non si riferivano alla visibilissima stella Sirio A, uno dei corpi celesti più luminosi nel cielo notturno, ma alla sua compagna Sirio B, una nana bianca non visibile nè ad occhio nudo, nè con telescopi ottici convenzionali. Per spiegare tale conoscenza presso i Dogon, alcune teorie fanno derivare questa dagli egizi, più progrediti scientificamente, mentre altri propongono la venuta di questo popolo direttamente da un sistema di pianeti orbitante presso quella stella.

Matthew Hopkins

TRACKLIST

Lemuria: 

Typhon
Uthark Runa
Three Ships of Berik Pt.1
Three Ships of Berik Pt.2
Lemuria
Quetzalcoatl
The Dreams of Swedenborg
An Arrow From The Sun
Abraxas
Feuer Overtüre

Sirius B:

The Blood of Kingu
Son of the Sun
The Khlysti Evangelist
Dark Venus Persephone
Kali Yuga Part 1
Kali Yuga Part 2
Wonderous World of Punt
Melek Taus
Call of Dagon
Sirius B
Voyage of Gurdjieff

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