THESE ARMS ARE SNAKES

"Oxeneers or The Lions Sleeps When Its Antelope Goes Home"

(Jade Tree)

2004

1. The Shit Sisters
2. Angela's Secret
3. Big News
4. Tracing
5. Your Pearly Whites
6. Gadget Arms
7. Greetings From The Great North Woods
8. La Stanza Bianca
9. Darling Of New Midnight
10. Oxeener
11. Idaho

Dopo la bordata sonica di antipasto con l'EP "This is Meant To Hurt You" (Jade Tree, 2003) che mantiene in pieno la promessa del titolo, in un anno che come molti ricordano è stato piuttosto avaro di dischi validi i These Arms Are Snakes esordiscono con un full-lenght dalla stupefacente caratura: questo disco dal titolo odisseico (che rimanda metaforicamente alla routine della classe che lavora tutto il giorno per sopravvivere, come appunto fanno i buoi per i padroni, "oxes+auctioneers") va a piazzarsi direttamente nel trittico, dopo gli At The Drive-In con "Relationships Of Command "e gli Icarus Line di "Mono", dei dischi indispensabili per chiunque abbia fame di quel rock abrasivo che va a colpire direttamente nei coglioni che in pochissimi riescono a sfoderare. Un esordio simile non nasconde una certa padronanza di sè dei membri del quintetto con base a Seattle che, in effetti, si svela di lunga data, essendo sorto dalle ceneri di gruppi già affermati quanto validi: Botch (uno dei più grandi gruppi hardcore finiti impunemente nell'ombra, da cui viene il tastierista\bassista Brian Cook), Kill Sadie (di Minneapolis) e Nineironspitfire (di Seattle). La formazione dal 2003 al 2004 rivela qualche sostituzione: alla batteria Chris Cummon rimpiazza Joe Preston (Melvins, Stinky, Salty Green), e alla tastiera di Jesse Robertson prende posto il già presente Brian Cook. Restano alla chitarra Ryan Fredericksen e come cantante Steve Snere.
Se da un lato Oxeeners abbraccia un crossover dal moderato rimando ai Rage Against The Machine, oltre che i molti punti di contatto con la scena alternative rock prima citata e familiare ai Fugazi, dall'altro le incursioni elettroniche tra una distorsione e l'altra vanno a renderne difficile la classificazione in fatto di genere. Sui generis, sì, con la dovuta moderazione, muovendosi in ambito post-hardcore e post-punk.
Grazie anche alla mano sapiente di Matt Bayles (Isis, Botch, Minus The Bear, Mastodon) alla produzione, notevole ne risulta il missaggio, che rende lode a riff dal ritmo spesso beffardo e ossessivo (Big News, Greetings From The Great North Woods), scinde in personalità di pari importanza basso e chitarre, e mette in risalto soluzioni tecniche che passano spesso inosservate (dagli slide su La Stanza Bianca ai feedback della magnifica Gadget Arms). Accanto alle già citate canzoni prenderebbero posto quasi tutte le altre (soprattutto The Shit Sisters), perchè la loro essenzialità di sostanza e di numero (a parte gli intermezzi di Tracing e Oxeeners, è un tiro unico) scarta quasi del tutto i momenti riempitivi. Speriamo solo che i These Arms Are Snakes non facciano la fine dei Botch.


Tiziana Brombin

Voto: 8,5

www.thesearmsaresnakes.com