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1. Prividjenja
2. Nocas Nikog Nema Pred Dverima Nava
3. Svarozi Krug
4. Zakon Velesa
5. Mater Slava
6. 1168 (Sivi Oblak Stao Nad Arkonom)
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The Stone vengono dalla Serbia e forse questo è (un piccolo) segno che qualcosa sta cambiando, anche per quanto riguarda il black metal, in questa nazione. Ascolti questa piccola gemma e speri che nell'ex-Jugoslavia nasca una scena, perché, se queste sono le premesse, c'è di che sperare per il futuro. Il presente dischetto è il terzo ad opera della band ma è l'unico in mio possesso, quindi, non avendo ascoltato i precedenti album, non posso far comparazioni sull'evoluzione del loro sound. Stilisticamente, almeno per quanto concerne le parti 'declamatorie', mi hanno ricordato i nostri Spite Extreme Wing (e quindi, di rimando, per il lato musicale, i Darkthrone). Questo è uno di quei dischi dove non c'è l'uso del trigger, non ci sono sovra-incisioni, non ci sono trame chitarristiche arzigogolate: c'è solo del marcissimo, mal prodotto (ovviamente è da intendere positivamente) black metal. Sovente, questo tipo di proposta viene definita "raw black metal" e in queste tre parole c'è tutto quel che i The Stone propongono: una miscela cruda, schietta e sincera, che centellina sapientemente i blast-beat (mai fuori posto, mai eccessivi), alternati a stacchi armonici e/o parti più cadenzate. Di solito, dischi del genere, dischi che vengono ascoltati più per l'amore per determinate sonorità che per la proposta del gruppo in questione (si, lo so, magari è triste, ma è così) vengono definiti "imperdibili" anche in base al tipo di vocals. Mi spiego: sono migliaia i dischi di black metal ad essere interessanti o comunque simili fra loro e quel particolare che permette ad un gruppo, piuttosto che ad un altro, di essere "migliore" è proprio la voce, che dovrebbe essere il più possibile straziata, straziante, rantolante e negativa. Nel caso degli Stone, non è così; il cantato, pur se di buona fattura, è canonico e, tranne nei momenti dove è "declamatorio", i 'picchi' emozionali si contano sulle dita della mano guasta di Capitan Uncino. Mi spiace non poter dir nulla sui testi; purtroppo sono cantati in lingua madre e nel libretto non ho trovato da nessuna parte una traduzione (ahh, quanto avrebbero da imparare dagli Enslaved!), quindi per me possono anche parlare di pasta al pomodoro o delle gesta di Boksic e Suker, tanto non capirei. Per il resto, se quel che cercate è un disco di marcio black metal, senza stare a badare al nome del gruppo o alla ricercatezza sonora, avete trovato il dischetto che fa per voi.
Shub Niggurath
Voto:
7
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