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Terzo album per i Thrice, chiamati al duro compito di soddisfare le aspettative di quanti avevano apprezzato il precedente “The Illusion Of Safety” : se a questo aggiungiamo il fantasma della “commercializzazione”, che come sempre incombe su ogni band che firma per una major, appare del tutto evidente che il quadro complessivo non era dei più facili per la band. Musicalmente possiamo ricondurre la proposta dei quattro californiani alla corrente emocore che sta spopolando in questo periodo, con un’abile commistione di melodia e parti più tirate, supportate dall’ottima voce di Dustin Kensrue, che passa con disinvoltura da un coinvolgente cantato pulito a parti più brutali; degno di nota poi il riffing di Teppei Taranishi, che risente di un’ influenza “swedish”(si veda “Under A Killing Moon” o il singolo “All That’s Left”), che non a caso richiama qualcosa degli In Flames e della corrente metalcore americana che fa capo a gruppi come Killswitch Engagé (parecchie le affinità tra le due band in “Paper Tigers”). Ottima la produzione e eccellenti gli arrangiamenti, vedi l’uso degli archi in canzoni come l’opener “Cold Cash And Colder Hearts” e “The Melting Point Of Wax” che aggiungono un tocco molto personale alla proposta. Un disco sicuramente da prendere in considerazione, la cui sola sfortuna è quella di essere uscito in coincidenza con i nuovi album di Thursday e Poison The Well, che si collocano indubbiamente un gradino sopra; ma di un’abbondanza di dischi del genere non ci si può mai lamentare.
Omegastar
Voto:
8
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