TO DIE FOR "jaded" (Nuclear Blast/Riot)

VOTO: 7

Il posto guadagnato nella scena Gothic Metal europea permette ai TO/DIE/FOR di esercitare grande fascino anche con Jaded, il nuovo disco, che non brilla alla maniera di quel capolavoro di quattro anni fa intitolato All Eternity, ma considerato come seguito di Epilogue, non delude affatto. Prima di fare ulteriori considerazioni su Jaded, si deve ricordare un fatto importante: l’abbandono del chitarrista J.P. Sutela durante la registrazione in studio (la notizia colpisce principalmente per il peso del musicista nella band, uno dei fondatori assieme al vocalist Jape Perätalo). Ciò comunque non cambia lo stile del quintetto, facilmente sintetizzabile in pochi punti: amore per i primi anni ’80, legami con il gotico internazionale tipicamente 90s (non a caso gli H.I.M. sono stati la seconda esperienza di Juska Salminen, tastierista del primo nucleo dei TO/DIE/FOR – quando ancora si chiamavano Mary Ann) e qualche pesantezza smussata dal pop sentimentale (non così evidente da oscurare il termine Goth Metal accostato ai finlandesi sin dagli inizi della loro carriera). Il percorso formato dalle canzoni è omogeneo e portato a termine con poche cadute e qualche perla. “Dying Embers” anticipa già tutte le caratteristiche generali, con la sua melodia definita e il tono di Perätalo spesso sforzato ma apprezzabile (in particolare nella title-track e in “Too Much Ain’t Enough”, che insieme al pezzo sopraccitato, sostengono il sound tradizionale in maniera sempre più melodica). Come l’inquietudine si impossessava della scena New Romantic rendendola preziosa, così la malinconia condiziona i TO/DIE/FOR anche nei momenti più enfatici (“Forever, “Anos De Dolor”), attenuando l’eccessiva sofisticatezza che altrimenti condurrebbe alla monotonia. I sussurrii conclusivi di “Silence Tells More…” lasciano il tempo per considerare l’interno lavoro e chiedersi se nuovi ascolti potrebbero renderlo più apprezzabile oppure non offrirgli nemmeno una seconda prova. Personalmente ho preferito la prima alternativa e per sostenerla cito soltanto ora il pezzo più bello: “(I Just) Died in Your Arms”. 1985. Cutting Crew, una cover. Splendida: gli anni ’80 emozionano ancora e questo rifacimento (migliore dell’originale) è adorabile (di conseguenza lo è anche il disco se ascoltato col giusto animo).

 

Putnam Aceto

TRACKLIST

 

Dying Embers

(I Just) Died In Your Arms

Too Much Ain’t Enough

The Unknown II

Jaded

Fall Strains

Forever

Anos de Dolor

Silence Tells More...

 

 

www.todieforlove.com