TOOL

"10.000 Days"

(Volcano)

2006

1. Vicarious
2. Jambi
3. Wings For Marie (Wings Part 1)
4. 10,000 days (Wings Part 2)
5. The Pot
6. Lipan Conjuring
7. Lost Keys (Blame Hofmann)
8. Rosetta Stoned
9. Intension
10. Right In two
11. Viginti Tres

L'uscita di un nuovo disco dei Tool costituisce, lo si voglia o meno, un evento che è stato preceduto e accompagnato da una serie pressochè interminabile di notizie, voci più o meno attendibili, considerazioni spesso tra loro contradditorie, e sul quale sono stati già spesi fiumi di inchiostro, telematico e non: su "10.000 Days" è già stato scritto tutto e il contrario di tutto. Nell'accostarmi a questo lavoro ho cercato di mettere da parte, evitare di considerare questa mole di giudizi e pregiudizi allo scopo di farmi un'opinione il più possibile obiettiva. "10.000 Days" è un disco che suscita impressioni contrastanti. Un lavoro impeccabile da un punto di vista tecnico-stilistico -il disco è stato realizzato in collaborazione con Joe Baresi, già produttore di Melvins, Tomahawk, Kyuss e Queens Of The Stone Age-, in cui viene raggiunto un equilibrio perfetto nell'interazione tra voce e strumenti, in virtù di un suono meno scarno e più compatto e omogeneo rispetto al passato ma anche, inevitabilmente, più appiattito e, per così dire -mai avrei voluto accostare un simile aggettivo al nome Tool-, patinato . A ciò si aggiunge l' impressione che questa perfetta calibratura, la cura maniacale dei dettagli, la creazione di mirabili simmetrie e di atmosfere innegabilmente intriganti, la voluta complicazione delle trame sonore, la ricercata varietà di generi e registri differenti -il disco si divide equamente tra brani d'atmosfera che giocano sull'alternanza tra momenti di quiete e progressivi crescendo violenti, pezzi più tirati e singolari intermezzi dalle suggestioni esotico-esoteriche-, siano frutto innanzi tutto di un sapiente calcolo, molto prima che di una sincera e genuina ispirazione. Anche nei pur numerosi episodi decisamente riusciti del disco -la lunga suite in due movimenti "Wings For Marie (Part 1)"/"10,000 days (Wings Part.2)", il singolo "Vicarious", "Jambi", "The Pot", "Right In Two"- , si è combattuti tra la fascinazione e la presa emotiva che innegabilmente questi brani esercitano su chi ascolta e la fastidiosa, strisciante sensazione che tutto sia orchestrato fin nei minimi dettagli con fredda consapevolezza proprio per sortire tale effetto. L'eccesso di manierismo diventa tangibile e raggiunge l' apice nella monumentale quanto inutile "Rosetta Stoned", suite progressiva che costituisce una sorta di summa degli stilemi elaborati dai Tool nel corso della loro carriera, qui riproposti in blocco e ridotti a luoghi comuni di una prevedibilità desolante. Mi ero ripromessa di evitare paragoni eccessivamente schiaccianti con i precedenti lavori della band, ma il confronto con il loro ingombrante passato appare inevitabile: "10.000 Days" risulta infine un lavoro di buona qualità, superprodotto, ben confezionato, composto e suonato magistralmente ma lontano anni luce dalla profondità sofferta e inesauribile di dischi come "Ænima" e "Lateralus", o dalla cruda immediatezza di "Undertow". Un prodotto facilmente assimilabile che scorre via in maniera anche troppo piacevole e lineare, nonostante la lunga durata e la complessità strutturale: arrivati alla fine del disco la sensazione è irrimediabilmente quella di una mancanza, di una inconsistenza di fondo alla quale lo sfavillante apparato di perfezione formale non riesce a sopperire.


666ally

Voto: 6,5

Che vadano affanculo i Tool, che vada affanculo Maynard James Keenan e le sue parrucche, che vada affanculo l’usanza di fare uscire un disco ogni sei anni di modo che poi la gente possa dire “ooh che anime squisite, loro sì che la sentono la loro Arte” di default, che vadano affanculo i side project orrendi fondati assieme a rockstar sul viale del tramonto, che vadano affanculo gli anarco-insurrezionalisti da tinello, che vadano affanculo quelli che gliene vogliono dire quattro all’amministrazione Bush e sentono il bisogno di incidere un aberrante cover album per esplicare la propria opinione secondo cui George W. è merda, che vadano affanculo i gruppi “politicizzati” su major, che vadano affanculo i musicisti che nelle interviste sussurrano cazzate a monosillabi quasi come stessero elargendo gemme di Verità Assoluta al mondo intero, che vadano affanculo i cantanti che ai concerti si esibiscono di spalle, che vadano affanculo i videoclip “enigmatici” e “angoscianti”, che vada affanculo il ripristino coatto di un immaginario da fricchettoni col cervello fritto da lustri di LSD la coda di cavallo la barba bisunta e pseudonimi tipo Wazoomba Ullawoopz però virato dark e criptico che fa molto intellettuale tormentato, che vadano affanculo le suggestioni orientaleggianti, che vadano affanculo gli artwork “strani” e la loro intrinseca tamarraggine, che vada affanculo Fibonacci, che vada affanculo la Lacrimologia, che vada affanculo Harry Manback, che vada affanculo il cadavere di Bill Hicks e il suo inesistente umorismo che “tocca nervi scoperti” del sistema, che vadano affanculo le canzoni che contengono messaggi nascosti, i concept album di 80 minuti, le suite di un quarto d’ora, che vada affanculo il retaggio prog ammantato di coolness da giro alternativo “giusto”, che vadano affanculo l’idolatria dei fan, la dittatura delle recensioni pelose della stampa “che conta”, le cartelle stampa esondanti superlativi e i deliri di webzinari non pagati, autocompiaciuti e ignoranti come capre. Insomma: che vada affanculo 10.000 Days.

PS: la musica? Pare un Lateralus ancora più ammorbante e autoindulgente. C’è chi apprezzerà.


Dragone Nervoso

Voto: 3

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