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Ricordo con piacere il 1999, anno in cui i Tristania diedero alle stampe il fondamentale “Beyond The Veil”, album che portò una sana boccata d’ossigeno all’interno del noiosissimo calderone romantic metal. Dopo più di due anni eccoci arrivare il nuovo “World Of Glass” ancora sotto l’ala protettrice della Napalm. Il primo cambiamento evidente è la dipartita di Morten Veland, cantante, chitarrista e principale compositore della band, qui sostituito, in maniera egregia, da Ronny Thorsen degli inutili Trail Of Tears, mentre le clean vocals rimangono ad appannaggio del bravo Osten Bergoy. I fattori che subito danno la spinta vincente al disco sono le masturbazioni mentali di un sempre geniale Pete Johansen agli indemoniati violini, ma, soprattutto, l’ispiratissima prova della musa Vibeke Stene. L’album è difficilissimo, visto che partendo dalle coordinate del suo predecessore, se ne discosta in maniera netta. Un lavoro che potrà piacere oppure ricevere critiche pesanti, tanto che, in più di un’occasione, anche il sottoscritto ha temuto si trattasse di un tremendo flop, per poi scoprirsi completamente conquistato dal forte dinamismo del disco. Dinamismo appunto! Una varietà sorprendente, un continuo irrefrenabile movimento, in cui la matrice gothic metal è solo un debole ricordo, una spruzzatina qua e la tra scariche black / death, sperimentazioni industrial e richiami folk / doom. Il tutto incorniciato in una coerenza mozzafiato, in cui la band punta dritta al futuro rimanendo ancorata al passato, con continui giochi d’ombre e rallentamenti raffinati seguiti da fragorose esplosioni. Le canzoni sono molto più elaborate rispetto alla produzione precedente, con i cori che rivestono una maggiore importanza e song come “The Shining Path” completamente costruite su di essi. Attenzione, qui non ci troviamo di fronte alla malaugurata mancanza di sobrietà tipica degli ultimi lavori dei Therion. Certo, è vero, la semplicità non va sicuramente a braccetto con i nostri, ma brani molto lunghi, complessi e corposi, risultano raramente noiosi. Infine è da segnalare la produzione molto curata (soprattutto le parti vocali), con una ricchezza impressionante di arrangiamenti e maestosi inserimenti di chitarre a sottolineare i duelli tra clean e growl vocals. Insomma ogni etichetta andrebbe sprecata e non renderebbe giustizia ad una band in continua evoluzione….e che evoluzione!!!
David Scalet
Voto:
7+
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