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Avevamo lasciato i Tristania nel 2001 con il tremendo "World Of Glass", uno dei dischi più spompati e mediocri del dopoguerra. Sin troppo facile è stato legare il crollo qualitativo della band (che fino a quel momento aveva pubblicato un discreto MCD d'esordio, un mezzo capolavoro come Widow's Weed ed un buon disco come "Beyond The Veil") all'abbandono del chitarrista/cantante ma soprattutto compositore Morten Veland, anche perchè la sua nuova band (i Sirenia) nel frattempo ha prodotto due dischi comunque godibili. Date queste premesse, posso dire di essere stato sorpreso positivamente da "Ashes". Intendiamoci, non c'è assolutamente nulla per cui strapparsi i capelli, anzi. Tuttavia è giusto riconoscere ai Tristania di aver fatto fruttare questi 3 anni di silenzio rinfrescare il loro sound quel tanto che basta per ottenere qualcosa di ascoltabile. Se è vero che alla fine dei conti si può ben dire che la balena ha partorito un topolino, visto che dato il nome della band ed il tempo trascorso il risultato non è certo trascendentale, è altrettanto vero che qualche bella canzone dentro si trova, e tutto sommato ci si può accontentare. In fondo, va dato merito alla band di aver provato qualcosa, ovvero una sostanziale modernizzazione del loro sound. Nulla che stravolga il gothic metal del citato "World of glass", sia chiaro, ma di certo qualcosa di nuovo si inizia ad intravedere, come qualche spunto più groovy oppure qualche atmosfera più cupa. Purtroppo non ho usato a caso la parola "intravedere", perché indubbiamente le idee nuove non sono state ancora sviluppate a dovere. Peccato, perché in quei brevi momenti dove i Tristania provano ad affrancarsi dal loro passato, le cose funzionano molto meglio. In conclusione, i Tristania del 2005 sono un gruppo come milioni di altri, ma si guadagnano una sufficienza stiracchiata grazie ad un discreto senso della canzone. Nulla di più, nulla di meno.
Reje
Voto:
6-
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