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Fausto Rossi dice che "suonano musica etnica perchè nelle loro vene scorre il sangue dei missionari, militari e mercanti", e possiamo pure essere d'accordo in linea di principio con(tro) questo terzomondismo della domenica mascherato da finto crossover e buttato di recente (si fa per dire) sulle piste da ballo come chissà quale sprazzo sul domani. Ma la pacca è la pacca, e Tussle è un maestro di cerimonie che vorresti ogni sera a suonarti in cameretta. Leggi alla voce Liquid Liquid e prendi un paio di bacchette in mano, magari quelle che hai fregato alla rosticceria giapponese: finirai per spaccare tutto quel che ti sta intorno. La cifra stilistica è tutta nel sabotaggio di una collaudata forma mentis del p-funk (o della dance tout court) che arrivi a lambire territori di sperimentazione pura senza perdere impatto, e il mestiere delle armi è assicurato: Tussle non è un gruppo di ragazzi carini che cominciano a trafficare con la new wave per potersi scopare più ragazze nelle feste del weekend, piuttosto una congrega di musicisti con le palle (in passato anche Andy Cabic, AKA mr. Vetiver) che partendo da una dimensione impro danno vita a composizioni dal respiro apocalittico con suoni ai limiti dell'incredibile. Per cui se andiamo a ragionare per grandi linee "questa roba la fanno tutti", mentre come Tussle non c'è nessuno. Non a caso il disco esce per una label inattaccabile come Smalltown Supersound, la quale aveva stampato l'edizione europea del precedente. Ma Telescope Mind è, rispetto a Kling Klang (il quale era quasi una raccolta di pezzi vecchi ri-registrati), una nuova presa di coscienza del mondo della musica, un po' alla Boredoms: parti di batteria scontatissime e linee di basso millelire con i woofer che tremano ed elettronica stupida subito dietro; il tutto messo insieme in un calderone talmente incredibile che non si sa da dove venga fuori. E la gente, come è giusto, ci va sotto. Il canovaccio è ben noto, bassi pulsanti dall'inizio alla fine che un po' arrivano da impressioni sintetiche e un po' da quelle linee incredibili. E tutto quel che si attacca dietro, più qualche sperimentazione (tipo Lyre, quasi il pezzo più SmalltownSupersound ad aprire il disco: trombette sintetiche tipo kaosspad e beats minacciosi subito dietro a crescere). Nella playlist 2006.
Kekko
Voto:
9.0
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