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Gli Uhrilehto (ammetto che mi ci son voluti 5 buoni minuti per posizionare corretamente le 'h' nel monicker) vengono dalla Finlandia e suonano symphonic black metal. Questo è il secondo disco della band, edito nel 2003 dalla Cold Blood Industries ma distribuito in Italia da Masterpiece solo quest'anno. "Viimeinen Vitutus ", invece, è il titolo del terzo full-lenght della band, in uscita in questi giorni per la Schwarzdorn (anch'esso distribuito dalla sempre attenta all'underground Masterpiece). Parto subito da un fatto: questa band è tutt'altro che fondamentale e questo disco (per ovvi motivi il prossimo devo ancora ascoltarlo) se fosse uscito nella seconda metà degli anni '90 probabilmente sarebbe stato ignorato. Le fonti d'ispirazione son sempre le solite (Dimmu Borgir e Gehenna su tutti), anche se a differenza di quelle due bands negli Uhrilehto non sono presenti blast-beat e, forse, la loro musica può risultare più appetibile a chi non è avvezzo a certe sonorità. Anche perché nel 2004 praticamente si contano sulle dita di una mano le bands che suonano questo sotto-genere musicale. Il difetto principale di quest'album è quel difetto comune ai tanti [troppi] cds metal che escono durante l'anno: è poco longevo e stanca presto. Ciò che manca è la presenza di quelle 2-3 canzoni sopra la media che rimangono impresse nella mente anche dopo pochi ascolti. Il pregio principale, invece, risiede nelle tastiere: non dipingono sempre e solo tele oscure e malinconiche o 'ariose' e maestose, anzi: "l'umore" varia anche all'interno della stessa canzone e questa scelta tende ad evitare di rendere troppo monotono l'album. Nonostante la buona registrazione, i suoni cristallini e le numerose melodie, durante l'ascolto non si ha la sensazione d'ascoltare una band che strizza l'occhio all'etichetta di turno o ai gusti dell'ascoltatore. L'album, pur avendo dei difetti, proprio per questo risulta più genuino di tanti altri nomi blasonati. L'acquisto è consigliato sia agli incalliti del genere, sia a chi volesse avvicinarsi al black metal con un disco meno low-fi e meno violento del solito.
Shub Niggurath
Voto:
6,5
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