ULVER

"Svidd Neger"

(Jester/Audioglobe)

2003

1. Preface
2. Ante Andante
3. Comedown
4. Surface
5. Somnam
6. Wild Cat
7. Rock Massif Pt. I
8. Rock Massif Pt. II
9. Poltermagda
10. Mummy
11. Burn The Bitch
12. Waltz Of King Karl

Io me li immagino, 'sti poveri norvegesi. Che vanno da un amico e gli fanno: "ti piacciono gli Ulver?" (termine che, nella nordica lingua di Burzum e compagni, significa "lupi"), e quello che gli tira fuori la tessera del Wwf. Non sarebbe una cosa malvagia, perchè la buona musica in fondo è una bestia rara in via d'estinzione, e i nostri Lupi rientrano nella categoria dei gruppi che, a prescindere dalle coordinate sonore, hanno sempre fatto buone (ottime?) cose. Ora, lungi da me aprire kilometriche discussioni su quali siano i capitoli oggettivamente migliori di una produzione decisamente variegata, anche perchè una riflessione di questo tipo avrebbe ben poco senso (cosa che certa gente ancora fatica a comprendere); dico solo che (anche per farci capire qualcosa a chi non ha seguito l'evoluzione della band in questi dieci anni) i blackmetallari venerano due terzi dei primi lavori, i folkettari magari apprezzano il secondo dischetto e le sue belle melodie chitarresche (rigorosamente acustiche), e che la svolta di "Themes From William Blake's..." eccetera ha proiettato la creatura di Garm nel limbo dei "traditori del metallo". Magari tutti i traditori fossero così... verrebbe subito voglia di tradire anche a noi. Elettronica: il filo conduttore del secondo corso targato Ulver. Due anime, o forse tre quattro cinque sei ma anche un milione: si uniscono atmosfere cupe e rumorose, sognanti voci dal feeling pop, meccaniche linee di drum machine, suoni perfetti passati attraverso un attento labor limae che sposano tastiere, pianoforti, eleganti portatori di musiche intelligenti, a volte ancora più belle perchè scontate, spoglie di ogni pretesa forzatamente lisergica e sopra le righe. Svidd Neger è una nuova perla che aggiungiamo al filo di una collana: ma le perle della collana Ulver sono tutte diverse, in evoluzione - più o meno graduale. Non sentirete cantare Garm qui, i vostri timpani verranno sfiorati da delicate melodie più che da alieni rumori di fondo, che pure sono presenti per equilibrare efficacemente le parti più intimamente raccolte e le pomposità simil-orchestrali di qualche episodio qua e là. Prevalgono gli strumenti classici (archi e pianoforti soprattutto) sui sintetizzatori, la batteria programmata sa qual è il momento di tacere, e si integra con maestria alle semplici, eteree invenzioni musicali portate avanti nel corso dei poco più di trenta minuti del lavoro. Momento migliore? "Sadface", ed in generale la seconda metà dell'opera. Il minutaggio non eccessivo consente inoltre a Svidd Neger di ridurre al minimo gli intoppi, anche se a tratti la musica non emoziona e passa in secondo piano. Non lamentiamoci troppo: si tratta pur sempre di un disco ambient. Bellissimo, per quanto mi riguarda...


Emanuele "Maraska"

Voto: 8-

www.jester-records.com/ulver