VIRGIN BLACK

"Sombre Romantic"

(Massacre)

2001

1. Opera De Romanci
2. Il Embrace
3. Walk Without Linms
4. Of Your Beauty
5. Drink the Midnight Hymn
6. Museum Of Iscariot
7. Lamenting Kiss
8. Weep For Me
9. I Sleep With The Emperor
10. A Poet?s Tears Of Porcelain

È sempre più raro venire sorpresi da un disco di questi tempi, visto che troppo spesso conosciamo già tutto di un album prima che esca effettivamente. Quelli che ci stupiscono, inoltre, a volte lo fanno perché non comuni, (vedi ultimi Solefald /Emperor) altre volte invece senza ricorrere all’effetto sorpresa come punto centrale, come questo immenso “Sombre Romantic”. La band viene dalla lontana Australia, il cui sole non ha influenzato una singola nota dell’album . Lo si capisce già dall’artwork maledettamente scuro, raffigurante un musicista vestito di nero con mani e viso pallide e decrepite, che non troveremo momenti di relax o di gioia in questo disco. La proposta musicale è chiarissima (?) : se i My Dying Bride di metà anni ’90 incontrassero gli Haggard e subito dopo si recassero al teatro dell’opera dove è in scena un canto Gregoriano, il tutto sotto la supervisione di qualche gruppo dark nel più semplice senso della parola, quello che verrebbe fuori assomiglierebbe a questo “Sombre Romantic”, ma ancora mancherebbe qualcosa (!). Detto in questo modo, dubito che qualcuno pensi ad un grande album. Ed invece, questo disco riesce ad avere davvero tutto dalla sua parte. Non è ostico ma non è affatto banale. È tetro senza essere pacchiano. È angosciante, ma senza trascinarsi stancamente. È triste senza essere lagnoso. Ma il suo merito maggiore è un altro ancora : è vario, senza essere slegato. Musicalmente, si passa da momenti lirici a momenti gotici, da momenti intimisti a momenti di angoscia passando per istanti (state tranquilli, molto brevi) addirittura modernisti (quasi techno) con l’uso delle keyboards in qualche pezzo. Ma c’è ancora di più : passaggi dark, chitarre cattive e potenti che sanno però anche fermarsi su passaggi acustici delicatissimi, eleganti inserti di pianoforte e violoncello, e nonostante tutto questo mai si perde l’orientamento, perché c’è un filo che lega tutto : è il mood dell’album, che esplora ogni angolo buio ed inquietante della nostra anima. Condite il tutto con una teatralità fuori dal comune, che ha nel cantato (maschile, quasi sempre pulito con qualche sfuriata blacky) e nel coro le sue migliori armi, e capirete che gli amanti del lugubre troveranno di che saziare la loro fame. Anche dal punto di vista tecnico le cose vanno piuttosto bene, i fondamentali ed anche qualcosa di più sono posseduti da tutti gli strumentisti, e la produzione sa essere molto funzionale alla decadenza che trasuda da ogni nota. In conclusione, chi ama le catalogazioni potrebbe definirlo semplicemente gotico con influenze classiche, ma mai come in questo caso etichettare questo disco sarebbe trovarsi “così vicino, così lontano” dalla verità. Perché gotica è solo la base, ma sopra di essa è stato costruito un prodotto mutevole come ben pochi altri. Piuttosto che con due parole, preferirò ricordarlo come uno dei pochi dischi degli ultimi anni in grado di comunicarmi momenti di tristezza ed angoscia con un senso del tetro non comune. A parer mio questo è il miglior album gothic del 2001 al pari di quello dei My Dying Bride con addirittura qualche punto vincente rispetto a “Dreadful Hours”.
 


Reje

Voto: 9

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