VITALIC

"Ok Cowboy"

(Citizen/Pias)

2005

1. Polkamatic
2. Poney Part 1
3. My Friend Dario
4. Wooo
5. La Rock 01
6. The Past
7. No Fun
8. Poney Part 2
9. Repair Machines
10. Newman
11. Trahison
12. U And I
13. Valletta Fanfares

Chi non ha resistito al ritmo irrefrenabile di My Friend Dario, in heavy rotation tra onde radio e tv la scorsa stagione? Per questo pezzo l'ucraino-francese Pascal Arbez creò con le manine sue una fantomatica Bridgette, vocalist prettamente informatica, per farle cantare un testo in perfetto James Dean-style ("My friend Dario has a super racer car/drives too fast/drives to flash/doesn't care about the crash") sul timbro di una "Dirty Mary" a nome Lady Bouncer, prima di trascinare le dancefloors di tutto il mondo in un electroclash degno del migliore Trash Palace e dal piacevole ricordo Prodigy. Forte è l'impronta della scuola Daft Punk che Vitalic ha coltivato lungo la sua carriera nei dj-set europei, prima che DJ Hell gli desse il calcio in culo producendolo per la sua International Deejay Gigolos. Quello che nel 2001 si faceva chiamare Dima e nelle interviste faceva finta di conoscere solo il russo, grazie al salto per la Pias nel 2005 ha l'occasione di pubblicare il primo full lenght facendovi confluire le migliori hit con le quali iniziava a muovere i primi passi: Poney Part 1 & 2, dall'omonimo EP (2001, Gigolos) e la fulminea La Rock 01, reperibile su qualche vecchia compilation dance.
Anche grazie a questo meticoloso lavoro di assemblaggio il sound di Ok Cowboy è eterogeneo pur muovendosi in territorio favolosamente techno-rock: dalla bizzarra rilettura discodance della marcia polacca in apertura ("Polkamatic", appunto), ai groove vocali familiari agli andati Telex (ma soprattutto a Giorgio Moroder) in "The Past", fino alla kraftwerkiana "Trahison", l'unico momento per riprendere fiato dopo quasi un'ora di incalzante ed esplosivo ritmo da afterhour senza pietà. Altrettanto bizzarra è la chiusura di due minuti e mezzo di batteria e disturbi da Alert Alert. Laddove non incalza Bridgette è Pascal in persona a proporsi filtrato in un vocoder (valga per Poney, ma i cantati restano radi, come si confà al genere): nessun ospite insomma, scelta giustificata dal fatto che, essendo il suo primo disco, preferiva lavorare davvero da solo. Ma la vera chicca è che non ci sono stati samples: solo qualche sintetizzatore, e parecchie ore di prove, dato che per sua stessa ammissione non è in grado di suonare alcuno strumento.
Avevamo ampiamente apprezzato i remix per Björk ("Who Is It"), Röyksopp ("What Else Is There?"), Daft Punk ("Technologic") e Basement Jaxx ("Cish Cash") tra i tanti: ora che la palla al balzo per rifarsi da sè l'ha colta anche Vitalic, si aprano le danze.


Tiziana Brombin

Voto: 7,5

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