VOID OF SILENCE

"Human Anthitesis"

(Code 666)

2004

1. Human Antithesis
2. Grey Horizion (M.P.H. NNIV)
3. Untitled
4. To a Sickly Child
5. Dark Static Moments
6. CXVIII

Raramente è capitato in passato che un disco risultasse così legato a pochissimi secondi al suo interno. Eppure, non è pensabile parlare di “Human Antithesis” senza almeno menzionare gli 11 messaggi speciali, estratto di una comunicazione radio partigiana al tempo della seconda guerra mondiale. Non sono certo l’unica cosa meritevole di attenzione – tutt’altro. Ma quel sample è semplicemente il marchio a fuoco su un lavoro sconvolgente, capace di superare, anzi, surclassare, due ottimi lavori come “Toward The Dusk” e “Criteria Ov 666”. A volte per fare due passi avanti bisogna farne uno indietro : i Void Of Silence del 2004 sono ben più asciutti che in passato, non fanno più del mescolare influenze il loro punto di forza, risultano più fluidi, meno dispersivi, estremamente concreti. La sostituzione di Fabban con Nemtheanga (dei Primordial) ha portato benefici incredibili, nonostante a mio parere le prestazioni sui dischi precedenti del bassista degli Aborym fossero molto valide. Ma l’irlandese ha dalla sua una maggiore adattabilità al ‘doom apocalittico’ (per ora concedetemi questa etichetta) del gruppo, il suo growl è meno ruvido e soprattutto sa utilizzare meglio la voce pulita che, non a caso, ha il sopravvento sulla controparte urlata. E’ pura sofferenza quella che Nemtheanga mette al servizio degli scenari di guerra e distruzione del gruppo, e ben si lega a quello che la circonda. Questa volta non c’è un certosino lavoro di sintesi tra tanti stili, il disco si focalizza (seppur con qualche variazione sul tema) tra doom pesante ma cadenzato senza termini di paragone espliciti, eccetto qualche passaggio in cui emergono i My Dying Bride, e sonorità più cupe di stampo Dark Ambient / Noise che prendono più di qualcosa da alcuni dei gruppi Cold Meat Industry o simili come Raison D’Etre, Folkstorm, Nordvargr, Mz412 di metà anni ’90, con inserti di chitarre acustiche che a volte possono ricordare alla lontana qualche gruppo Folk Apocalittico come i Blood Axis. La mistura risultante è davvero perfetta, “Human Antithesis” è un album capace di dipingere l’insensatezza della guerra e la disperazione di vagare tra le rovine meglio di qualsiasi altra cosa, nel quale gli 11 messaggi speciali si ergono a simbolo di tutto un disco, proiettandoci davvero come clandestini in un mondo di distruzione. Menzione speciale per l’ultima traccia, in cui l’ospite Atratus dei Tronus Abyss regala una ottima prova recitando versi di Baudelaire. Il miglior lavoro dei Void Of Silence, nonché uno dei dischi più belli dell’anno. Fatelo vostro.


Reje

Voto: 8 e 12

www.voidofsilence.com