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VVV
sta per (Mika) Vainio + (Ilpo) Vaisanen + (Alan) Vega, ovvero il duo
finnico di elettro autistica più autistico del pianeta assieme al
cantante tossico più tossico del pianeta; una partnership che già aveva
dato i suoi frutti nella forma di Endless (1998), in assoluto tra i dischi
più impressionanti ed evocativi di sempre nonché la miglior prova vocale
di Vega, seconda soltanto al solo album Dujang Prang di due anni prima.
Resurrection River, titolo e concept nemmeno troppo velatamente (anti)religioso,
riesce a replicare la grandezza dell’esordio stravolgendone però in
maniera radicale le modalità espressive; tanto Endless era cupo,
apocalittico, alienato, disperato e disperante, quanto Resurrection River
è lieve, svagato e perfino (auto)ironico. Anche se esce adesso (per beghe
pecuniarie dei Pan Sonic con Blast First/Mute – dovettero licenziare il
quadruplo Kesto per liberarsi dai vincoli contrattuali), il disco è stato
scritto e registrato nel 2002 a ridosso delle sedute di incisione di
American Supreme, mastodontica rentrée del marchio Suicide, e si sente:
Resurrection River è probabilmente quanto di più vicino all’idea di
“commercialità” che gira nelle menti del trio, di qualunque natura
essa sia. Il risultato è qualcosa di talmente assurdo che quasi non ci si
crede: elettronica ultraminimal con approccio strafottente quasi da
dancefloor (la title track), scorie dei ClockDVA post-Buried Dreams (I
Got Wheels, I Got Nails), bordate electroclash alla maniera della Deathmachine
che sta su American Supreme (Chrome
Z-Fighters 2003), beatettini, accenni di strofa (!) e ritornello
(!!!), sopra ogni cosa un Alan Vega in orbita che delira cose con il suo
solito savoir-faire da junkie a rota. Certo, di tanto in tanto tornano a
intravedersi panorami già noti (e in un certo qual senso rassicuranti),
vale a dire fruscii, sfrigolii e folate di microsuoni assortiti per i
primi e universo lirico a base di pasti nudi e scimmie sulla schiena per
il secondo (“I’m selling my
monkeys/ to the junkies”, per l’appunto); ma sono momenti isolati,
per tutto il resto Resurrection River rimane un disco da prima posizione
nella classifica dei riempipista per dissociati, emarginati, schizofrenici
e dropout in generale, di una
forza comunicativa, un trasporto emotivo e un’efficacia descrittiva a
tratti perfino superiori rispetto al già epocale Endless. Resurrection
River è l’ultimo (in ordine di tempo) acquisto obbligatorio di questo
2005 già saturo di capolavori.
Dragone
Nervoso
Voto:
8,5
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