VVV

"resurrection river"

(Mego)

2005

1. Resurrection River

2. I Got Wheels, I Got Nails

3. Desperate Nation

4. So Tired

5. It Was Her Eyes

6. 11: 52 PM

7. Job Blue

8. Sellin' My Monkeys

9. Chrome Z-Fighters 2003

10. Black Crucifix

11. Life

12. It's Violence

VVV sta per (Mika) Vainio + (Ilpo) Vaisanen + (Alan) Vega, ovvero il duo finnico di elettro autistica più autistico del pianeta assieme al cantante tossico più tossico del pianeta; una partnership che già aveva dato i suoi frutti nella forma di Endless (1998), in assoluto tra i dischi più impressionanti ed evocativi di sempre nonché la miglior prova vocale di Vega, seconda soltanto al solo album Dujang Prang di due anni prima. Resurrection River, titolo e concept nemmeno troppo velatamente (anti)religioso, riesce a replicare la grandezza dell’esordio stravolgendone però in maniera radicale le modalità espressive; tanto Endless era cupo, apocalittico, alienato, disperato e disperante, quanto Resurrection River è lieve, svagato e perfino (auto)ironico. Anche se esce adesso (per beghe pecuniarie dei Pan Sonic con Blast First/Mute – dovettero licenziare il quadruplo Kesto per liberarsi dai vincoli contrattuali), il disco è stato scritto e registrato nel 2002 a ridosso delle sedute di incisione di American Supreme, mastodontica rentrée del marchio Suicide, e si sente: Resurrection River è probabilmente quanto di più vicino all’idea di “commercialità” che gira nelle menti del trio, di qualunque natura essa sia. Il risultato è qualcosa di talmente assurdo che quasi non ci si crede: elettronica ultraminimal con approccio strafottente quasi da dancefloor (la title track), scorie dei ClockDVA post-Buried Dreams (I Got Wheels, I Got Nails), bordate electroclash alla maniera della Deathmachine che sta su American Supreme (Chrome Z-Fighters 2003), beatettini, accenni di strofa (!) e ritornello (!!!), sopra ogni cosa un Alan Vega in orbita che delira cose con il suo solito savoir-faire da junkie a rota. Certo, di tanto in tanto tornano a intravedersi panorami già noti (e in un certo qual senso rassicuranti), vale a dire fruscii, sfrigolii e folate di microsuoni assortiti per i primi e universo lirico a base di pasti nudi e scimmie sulla schiena per il secondo (“I’m selling my monkeys/ to the junkies”, per l’appunto); ma sono momenti isolati, per tutto il resto Resurrection River rimane un disco da prima posizione nella classifica dei riempipista per dissociati, emarginati, schizofrenici e dropout in generale, di una forza comunicativa, un trasporto emotivo e un’efficacia descrittiva a tratti perfino superiori rispetto al già epocale Endless. Resurrection River è l’ultimo (in ordine di tempo) acquisto obbligatorio di questo 2005 già saturo di capolavori.

Dragone Nervoso

Voto: 8,5

www.mego.at