WATCHERS

"Dunes Phase / Rabble"

(Gern Blandsten)

2005/2006

1. To The Rooftops
2. Mono Mano
3. The Sway
4. Badge Said Go
5. Blik'Em
6. Sway (Belmont Ave. Mix)
7. Mono Dub

 

1. Equestrian Bedlam
2. Union (Electrical Audio Mix)
3. Cackly Witches
4. Superbad (Live)
5. No Pity (In The Naked City)
6. Receive Me?


Ormai a sentire il termine punk-funk viene la tremarella: troppi dischi inutili, troppi trendisti saltati sul bandwagon, troppi punk e post-rockers convertiti a James Brown, ovvero com'è d'uso di sti tempi appena si è intravisto un filone ineressante ci si sono buttati tutti a capofitto producendo dischi su dischi. E il risultato finale, tanto per cambiare, è che i gruppi più sinceri e interessanti sono passati inosservati. Prendiamo questi Watchers, originari di Chicago (a proposito di filoni sfruttati fino all'esaurimento...), che dal vivo hanno avuto spesso e volentieri l'onore di accompagnare i ritorni sul palco dell'ispiratore numero uno del genere, quel James Chance che con i suoi Contorsions ha praticamente scritto i codici sacri del genere. E direi che quando vai ad una scuola così non puoi che uscirne rafforzato, superiore alla media dei gruppi del genere. Abbiamo a provarlo due minicd (il formato preferito da molti gruppi a cavallo tra h.c. e new wave revival: una reazione ai canonici circa 80 minuti a cui ci avevano -purtroppo- molti postrockers dalla logorrea strumentale facile?) usciti negli ultimi due anni per la potente indie Gern Blandstein, che assieme alla GSL e alla Troubleman tiene alta la bandiera del post hardcore USA. Il primo dei due, "Dune Phases" del 2005, si apre con il battito di mani di "To The Rooftops" (recupero dall'ominimo album di un paio d'anni prima), cadenzata e potente, con un organetto garage che non perdona, seguita da "Mono Mano", che mi ha riportato alla mente una splendida realtà dell'indie anni 90, i Trenchmouth (da cui deriverà uno dei migliori gruppi della scuderia GSL, gli Eternals), nel suo aggiornare agli anni del post-rock la lezione dei Clash di "Sandinista"; quando arriva la chitarra noisy di "The Sway" ci si rende conto che la band non è solo un revival, ma è ben cosciente della sua epoca, tanto che il pezzo potrebbe diventare un buon successo per i dancefloor alternativi. Il quasi punk di "Badge Said Go" e l'assalto alla Gang Of 4 di "Blik'Em" (la melodica!!!!) sono pronte per essere ballate/pogate sotto il palco, e i due remix di "Sway" e "Mono Mano" (qui "Mono Dub") sono ottime reinvenzioni di una band dalla completa padronanza del mixer. Quando si arriva al secondo minicd, "Rabble" del 2006, si viene accolti con un ululato da film di John Landis e dal basso preciso di "Equestrian Bedlam": nel spazio trascorso tra le due opere la band ha perso forse certe sfumature naif, ma ha acquistato una notevole ferocia, tra chitarre quasi no-wave e effetti distorti. Certo, la somiglianza con i Contorsion, a parte l'ottima voce intrisa di soul, è a volte imbarazzante (vuoi vedere che come certi attori i nostri hanno finito per immedesimarsi nella parte?), tanto che non c'è da stupirsi se ad un certo punto, in "No Pity (In The Naked City)"spunta James Chance in persona, e la cover di "Superbad" di James Brown potrebbe benissimo far parte del suo repertorio. Eppure questa somiglianza non deve ingannare su un gruppo che sa il fatto suo -i pezzi sono splendidi e sono in effetti suonati divinamente- come i crescendo della conclusiva "Receive Me?" (i primi Sonic Youth in chiave dub?) dimostrano chiaramente. Scommettiamo che al prossimo disco "lungo" li noteranno in tanti?


Giulio Olivieri

Voto: 7/8

www.watchersmusic.com