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In Italia il nome West Indian Girl non dirà assolutamente niente, ma l'heavy rotation del video di "What are you afraid of" per la statunitense MTV2 ha permesso al duo Robert James/Francis Ten di salvare la reputazione del 2004 con un ottimo debutto, fermo restando che tale disco non ha purtroppo mai valicato le mura dell'underground rimanendo una gioia di pochi. Direttamente dal sole della California il duo Robert James/Francis Ten propone un composito di pop-rock anni '60 e tenue psichedelia, privilegiando le soluzioni acustiche e dando vita ad atmosfere miti, dilatate, semplici ed estremamente piacevoli, la cui ispirazione si ricava dai numerosi viaggi che la coppia è sempre stata solita a fare attraverso gli States. Originario della Sicilia, Francis è il pratico ed estroverso, mentre Robert è il lo spirituale: tra un viaggio e l'altro si spediscono lettere, cassettine demo, ognuno proponendo il proprio sound, quando finalmente si incontrano a Los Angeles e compongono a quattro mani "Dream" senza ancora avere un'idea precisa del potenziale gruppo che stava per nascere. Grazie alla carta bianca che gli lascia la Astralwerks riescono a lavorare su sonorità affascinanti che non soccombono alle proposte assai più aggressive della scena Los Angeles, a partire anche dalle liriche (di Robert) la cui ambigua matrice è essenzialmente "a flusso di coscienza" spesso sentimentale e diaristica, senza ricorrere all'esaltazione di malesseri esistenziali con cui arpionare i giovani ascoltatori. Ne è un perfetto esempio il testo dello splendido singolo What Are You Afraid Of?, in cui alle parole "there's no chance of losing / when there's no chance at all", si accompagna una serenità riconquistabile solo attraverso un viaggio che sta per compiersi ed il diretto interessato non si chiude in se stesso come potrebbe sembrare a prima vista. Il successo arriva pian pianino dal vivo, racimolando inizialmente consensi dal pubblico dei Gomez e dei Phoenix coi quali i West Indian Girl cominciarono a proporsi dal vivo. In sede live godono infatti del supporto di Mark Lewis alla batteria, Chris Carter alla tastiera e della vocalist che così spesso appare sul full-length Mariqueen Maandig (suo è, per esempio, il cantato angelico di Leave Tonight e di molti ritornelli). Proprio a partire dal loro nome (West Indian Girl era infatti un tipo di LSD che andava negli anni '60 e che provocava allucinazioni tribali), quest'album è un mosaico di visioni e di colori, di sensazioni celestiali e variegate in grado di scivolare ascolto dopo ascolto senza tediare, lasciandosi indagare ogni volta di più pur essendo in apparenza molto semplice. Questo agosto festeggerà due anni dall'uscita: ottima occasione per rispolverarlo o, meglio ancora, scoprirlo.
Tiziana Brombin
Voto:
7,5
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