WHITE DAUGHTER

"Stiff With The Invisible"

(OnomatoPop)

2006

1. C.I.T.Y
2. The Veil
3. Razor Wire
4. Cough/Cool
5. The Apartment
6. Pendulum
7. Have No Mercy
8. Stiff With The Invisible
9. Creatures of The Dust
10. Winter?s Robe
11. Nation

Dopo tre lavori a nome Bridge And Tunnel che hanno rappresentato un po’ le prove generali, per Mark Bihler e Nathan Bennett (anche chitarrista negli ottimi Capricorns) arriva il momento della definitiva maturità. La prima emissione sotto il marchio White Daughter, nonostante la pubblicazione avvenuta nelle ultimissime settimane del 2006, è riuscita da subito a ritagliarsi un posto di rilievo tra le migliori uscite dell’anno in virtù di uno stile tanto ricco di sfumature quanto personale. “Music for automobile assisted suicides” è la loro pittoresca definizione, che si traduce in un melting pot di elettronica minimale, folk, slo-core, intermezzi ambient, quando non pura e semplice melodia pop; si veda a tal proposito “Have No Mercy” (leggermente alla Sophia), di sicuro il pezzo più accessibile del programma, posto in scaletta, chissà se volontariamente, subito dopo “Pendulum”, forse il momento che più di ogni altro trasuda dolore. Ovvi punti di contatto sono quelli con i Bridge And Tunnel, per il resto ci si stupisce di fronte ad una meravigliosa “The Veil” che rimanda velatamente all’immenso Matt Elliott (quello di “The Mess We Made”, nello specifico), alle dissonanze di “Creatures Of The Dust” o al lento crescendo di “Winter's Robe”, che sfocia in un inaspettato riff sludge che, alla fine dei conti, resta l’unica cosa vagamente riconducibile all’operato di Bennett nelle fila dei Capricorns. Da lodare infine la capacità del duo di condensare così tanti ascendenti in maniera credibile ed efficace, dimostrando una ottima consapevolezza dei propri mezzi. Quasi inutile specificare che dargli una possibilità sarebbe quantomeno un imperativo.


Tony Aramini

Voto: 8,5

www.myspace.com/whitedaughter