WILCO

"A Ghost Is Born"

(Nonesuch/Warner)

2004

1. At Least That's What You Said
2. Hell Is Chrome
3. Spider's Kidsmoke
4. Muzzle Of Bees
5. Hummingbird
6. Handshake Drugs
7. Wishful Thinking
8. Company In My Back
9. I'm A Wheel
10. Theologian
11. Less Than You Think
12. The Late Greats

Volendo radicalmente prescindere dalle encomiabili partecipazioni curricolari di Mister Jeff Tweedy (ex-frontman degli Uncle Tupelo) & Co., e isolando questo "A Ghost Is Born" dalle altre stelle che costellano la discografia dei Wilco, tutta la mia opinione su tale lavoro andrebbe perfettamente a riflettere il retrocopertina del disco. (Chi non ce l'ha presente, aggiunga un'incrinatura sullo stesso guscio dell'immagine frontale.) Mai un disco in vita mia è risultato tanto visceralmente sgradito, nè tantomeno ho trovato tante difficoltà a cavare due parole in fila a proposito di esso. Prodotto da Jim O'Rourke dei Sonic Youth, registrato agli Abbey Road Studios di Londra (fortuita coincidenza il fatto che le basi beatlesiane siano qui ampiamente riconoscibili), e cazzi e mazzi, "A Ghost Is Born" amalgama grumosamente una quantità di generi musicali in modo deplorevole e pretenzioso, con sgangherato manierismo e insopportabile spirito velleitario: dal pop al country, dal rock al punk, dall'elettronica all'alternative-nonsisapiùcosainventarsi. Scompatto e disarticolato attraverso brani dalla lunghezza ora esigua ora esageratamente prolissa, questo disco è il frutto della mente disintossicata di un uomo che stimano in molti, in realtà, dalle doti inspiegabilmente sopravvalutate della cui natura fatico alquanto a capire le ragioni. Ed ingiustamente sopravvalutato è, per riflesso, "A Ghost Is Born". Il luogo comune corrode non solo ballate soporifere come "Hell Is Chrome", "Wishful Thinking" (o dovremmo chiamarla "Strawberry Fields Forever"?) e "Theologicians", non solo deliranti assoli come in "Handshake Drugs" e non solo infami psicopatie da neofiti del synth (come Beavis quando si trasforma in Cornholio mettendo mano sui dolci, più o meno) quali "Less Than You Think" (una pera lunga 12 minuti, per inciso). Tra il defatigato ed il defatigante, gli unici momenti meritevoli di salvagente rimangono "At Least That's What You Said", "Company In My Back" e "I'm A Wheel"; tuttavia, tirando le somme in tutta onestà, di "A Ghost Is Born" non mi resta in mano altro se non un supplizio che, finita questa recensione, mi sarò levata finalmente dai coglioni una volta per tutte.


Tiziana Brombin

Voto: 3

www.wilcoworld.net