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La
esile figura di Patrick Wolf rappresenta per molti il prototipo del
cantautore inglese moderno: figlio della Wave, con tradizionale fare da dandy
unisce strumenti ad arco, folk e basi elettroniche, un po’ come se Marc
Almond fosse diventato il cantante degli Arab Strap. Il mondo ha parlato
di “Wind In The Wires”, suo secondo full-lenght sulla lunga distanza,
come il lavoro della raggiunta maturità stilistica. Vero solo in parte.
Sicuramente di tutta la cricca di nuovi folksinger mezzi elettronici che
amano registrare dischi tutti da soli è uno di quelli con più cose da
dire, non a caso la varietà stilistica è allo stesso tempo il miglior
pregio e il maggior limite di questo disco. Perché è vero che fa piacere
sentirlo passare con sufficiente disinvoltura dagli arrangiamenti
d’archi della dolce ballata “Eulogy” al fragoroso finale, quasi memore
della vecchia scena elettronica tedesca, di “Jacob’s Ladder”,
ma va pur detto che a tratti si avverte la mancanza del filo conduttore
(quello della maturità) che dovrebbe tenere insieme un album costruito su
un ventaglio di influenze musicali così ampio. Che il ragazzo abbia
stoffa però è chiaro, visto che riesce a convincere più o meno in ogni
veste. Le ballads sono struggenti ed intense (“The Railway Road”, per
voce e ukulele; la title-track, fatta di piano e loops, e “The Gypsy
King”, quella più Folk), ed altrettanto efficaci si rivelano i pezzi più
movimentati, dall’allegra “Land’s End” (che ricorda alla lontana
Belle & Sebastian), fino alla coinvolgente “Libertine” (violini più
ritmica ballabile, impossibile non battere il piedino) e a “Tristan”,
in cui la base elettronica si fa più pesante per giocare con uno dei
migliori ritornelli ascoltati ultimamente. I pochi cali di tensione (si
veda “Ghost Song”, che, con i suoi tre minuti di archi, loops ed una
melodia vocale anonima, sembra non decollare mai) non minano comunque la
buona riuscita di un lavoro che, oltre a sorprenderci positivamente per la
qualità della proposta, getta ottime basi per il futuro. Il prossimo
disco potrebbe essere quello della maturità, stavolta davvero.
Tony
Aramini
Voto:
7+
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