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Annata
ricca e succulenta per il doom più intransigente, ossianico e lisergico,
funereo ed esoterico, che ha visto un susseguirsi di uscite una più
entusiasmante dell’altra, partendo dai Thorr’s Hammer e gli Electric
Wizard, passando per gli Hidden Hand e i Sunn O))) di Stephen O’Malley,
fino a concludere con gli Esoteric (solo per citarne alcuni); per non
parlare di compilation e ristampe varie, che hanno coinvolto band del
calibro di Saint Vitus, Cathedral, Pentagram, fino all’italianissimo
Paul Chain...e le voci sulle reunion di Candlemass e Goatsnake...quanti
bei ricordi. E tocca proprio agli YOB, con “The Illusion Of Motion”
concludere in bellezza! Arduo compito, davvero, che riesce ai tre ragazzi
dell’Oregon, solo in parte, purtroppo. Il disco, il terzo prodotto da
Mike Scheidt, Travis Foster e Isamu Sato, appare subito potente, sulfureo,
memore delle lezioni sabbathiane in primis, ma anche e sopratutto dei
lavori di band come Earth e Sleep. La voce di Scheidt sembra maledetta,
spiritata, un incrocio tra Ozzy, Messiah Marcolin e King Diamond, che
riesce ad alternare il growl ad acuti striduli e fastidiosi. I quattro
lunghi brani sono marce funebri verso le profondità infernali, un
susseguirsi di atmosfere apocalittiche, di viaggi siderali, che riescono a
non annoiare mai l’ascoltatore con insulsi mantra ridondanti. Anzi, qui
il classico doom-rock e il doom di stampo più classico e
classicheggiante, cedono il posto ad una sorta di doom “cantautorale”,
quasi folk: un’esperienza davvero difficile da spiegare e di cui
probabilmente gli stessi YOB non riescono ad essere coscienti. Ottime
premesse quindi, che si perdono soltanto di fronte alla capacità dei tre
di tradurre tutto ciò in un lavoro rifinito e perfetto. Un pizzico di
capacità in più nel trovare il giusto sound, di arrangiare maggiormente
le canzoni e il 2004 si sarebbe concluso ottimamente. Invece dobbiamo
accontentarci di un disco sufficiente. Sarà per la prossima uscita. Buon
Anno Nuovo!
Matthew
Hopkins
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