YOB

"The Unreal Never Lived "

(Metal Blade)

2005

1. Quantum Mystic
2. Grasping Air
3. Kosmos
4. The Mental Tyrant

Si fa presto a dire doom. Negli ultimi anni questo genere ha visto un notevole sviluppo nelle sue molteplici frange, con la nascita di numerose band che hanno dato nuova linfa e nuovo impulso alla scena. Ma quante di queste band sono destinate con la loro produzione a lasciare davvero un segno nella storia del genere? "The Unreal Never Lived" degli YOB fornisce una possibile risposta a un simile interrogativo.
Si apre con una deflagrazione il quarto lavoro della band di Mike Scheidt, un tuono che precede una tempesta sonora in cui un potentissimo riff di chitarra reiterato irrompe come una pioggia di schegge di ghiaccio accuminate nella devastante traccia di apertura "Quantum Mystic". Il cantato scream di Scheidt raggiunge qui vertici espressivi che in passato non aveva mai toccato: è violenza allo stato puro, algida e lacerante come il colpo di una lama che riesce sempre ad andare a segno. La seconda traccia, "Grasping Air", appare invece agli antipodi del brano precedente: lenta, rarefatta, pervasa da una tensione cupa e opprimente al limite della sopportazione, sostenuta nel suo incedere dal growl di Mike. Basso e batteria sembrano carichi di una pesantezza insostenibile mentre sorreggono la litania struggente delle chitarre, che riesce a creare un senso di desolazione cosmica e di sconfinata solitudine esistenziale. E' impossibile non lasciarsi pervadere dalla sensazione di disperazione assoluta e rassegnazione che il brano comunica: "Grasping Air" suona come il canto dell'ultimo sopravvissuto a una nuova era glaciale, un lamento che si propaga nel vuoto infinito di un deserto siderale. "Kosmos" è se vogliamo il brano più "convenzionale" del disco: un monolite sorretto da riff compatti e incalzanti in cui la voce di Scheidt alterna con efficacia growl e scream creando l' effetto di un saliscendi vertiginoso. Un altro brano, un altro trip: il pezzo conclusivo, "The Mental Tyrant", è ancora una composizione anomala e sorprendente. La traccia inizia con un lungo intro dall'andamento malinconico giocato sugli effetti di riverbero e wah-wah delle chitarre, per poi cedere progressivamente il passo a un riff lento e claustrofobico nella migliore tradizione doom. La voce di Scheidt risuona più diabolica che mai alternandosi nella seconda parte del brano al cantato gutturale del bassista Isamu Sato. La canzone acquista velocità sul finale, come una corsa nel buio che conduce a un baratro senza fondo, e si conclude con rantoli che sembrano emergere da profondità indicibili.
Con "The Unreal Never Lived" si attenua l'evidentissima vena sabbathiana che da "Elaborations of Carbon" a "The Illusion of Motion" aveva caratterizzato la produzione della band in virtù di un suono assolutamente personale di cui il trio dimostra di avere una totale padronanza. Pensate a Electric Wizard ed Isis che fanno una jam su un altopiano spazzato dal vento alle pendici dell'Himalaya e avrete solo una vaga idea di come suona questo disco. Una menzione speciale va anche alle lyrics: ricercate e non banali, tra misticismo ed esistenzialismo, a tratti davvero incisive, non fanno che accrescere il fascino e lo spessore dell'opera.
Cosa aggiungere se non che questo è uno dei dischi doom più intensi e originali usciti nel 2005 - il migliore della band dell'Oregon che già con i precedenti lavori aveva mostrato notevoli potenzialità - in grado di reinventare questo genere in una forma unica, personale e a tratti davvero geniale? Non resta che da constatare che ci troviamo di fronte a un mezzo capolavoro.


666ally

Voto: 8,5

www.yobdoom.com