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DURAN
DURAN - 1981 (Emi) |
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Tracklist: Girls On Film / Planet Earth / Anyone Out There / Careless Memories / Is There Something I should Know? / Night Boat / Sound Of Thounder / Friends Of Mine / Tel Aviv |
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I
Duran Duran sono stati uno dei primi complessi a sfruttare a proprio
vantaggio l’incredibile forza mediatica del videoclip. La
consapevolezza dell’avere dalla propria parte un’arma così
potente, unita ad un astuto sfruttamento dell’immagine da bravi
ragazzi tutti facce pulite e bella presenza, nonché ad un clamoroso
lavoro di promozione, li ha trasformati nel più grande fenomeno
degli anni ottanta. Fenomeno che trascendeva la musica per diventare
il “caso” socio-culturale di quegli anni: avrebbero potuto
suonare anche Bossa Nova e nessuno se ne sarebbe accorto, talmente
era ingombrante il loro slancio mediatico. Il debutto omonimo
aggiorna al synth-pop un background musicale che strizza
l’occhio in maniera abbastanza esplicita agli Ultravox del periodo
John Foxx, ai coevi Visage e Japan o a certe cose dei Roxy Music, mirando generalmente a
ritagliarsi uno spazio tra i nomi più facili e ruffiani della New
Wave. Canzoni pop immediate e ballabili come “Is There Something I
Should Know” (in origine un semplice singolo, poi inclusa nelle
successive stampe dell’album), “Planet Earth” e, soprattutto,
“Girls On Film” (il cui videoclip è un vero e proprio
cortometraggio di dieci minuti) colgono nel segno, regalando ai
Duran Duran le prime soddisfazioni commerciali, almeno in terra
inglese. Il resto del disco, risentito oggi, presenta diversi
riempitivi segnati dalle rughe del tempo e le prevedibili ingenuità
di un debutto, ma non mancherà occasione per affinare la
proposta.
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RIO - 1982
(Emi) |
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Tracklist: Rio / My Own Way / Lonely In Your Nightmare / Hungry Like The Wolf / Hold Back The Rain / New Religion / Last Chance On The Stairway / Save A Prayer / The Chauffeur |
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Il
piccolo capolavoro i Duran Duran lo centrano già con il secondo
album sulla lunga distanza. “Rio” riesce infatti a perfezionare
nella forma quanto fatto in precedenza, limando le imperfezioni e
facendo leva su un songwriting ugualmente immediato e catchy, ma
visibilmente più maturo. Il disco trova i suoi picchi in singoli
milionari come la title-track, “Hungry Like The Wolf” o la
melodrammatica “Save A Prayer”, brani accompagnati da videoclip
suggestivi ed indubbiamente all’avanguardia per l’epoca, figli
di una campagna promozionale che ha iniziato a dare i suoi frutti:
il successo di "Rio" estende di fatto la popolarità della
band in tutta Europa (e, seppur in misura leggermente
minore, nel resto del mondo), elevandola allo status di fenomeno da
copertina e milioni di copie venduti manco fossero noccioline.
Indubbiamente il periodo più felice.
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SEVEN
& THE RAGGED TIGER - 1983 (Emi) |
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Tracklist:
The Reflex / New Moon On Monday / Cracks In The Pavement / I Take The Dice / Of Crime And Passion / Union of The Snake / Shadows On Your Side / Tiger Tiger / The Seventh Stranger |
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Una
delle regole non scritte dello show-biz dice di battere il più
possibile il ferro finché è caldo, e a questa regola non riescono
a sottrarsi i Duran, che, spinti anche da una EMI sempre più avida,
escono sul mercato a tempo di record con un terzo disco che non
convince già a partire dal titolo: “Seven & The Ragged Tiger”.
Singoli come “The Reflex” e “Union Of The Snake” raggiungono
ugualmente le cime delle classifiche, ma Simon LeBon e soci iniziano
a suonare come la triste parodia di sé stessi. Alla gente però
tutto questo pare non importare, visto che i loro dischi vendono più
di prima. L’album però zoppica vistosamente: l’immagine sta
prendendo il sopravvento sulla musica; si avverte la necessità di
una svolta determinante, anche se, a causa dei primi malumori che
nascono in seno al gruppo, iniziano a farsi largo insistenti voci di
scioglimento, conseguenza quasi inevitabile di un successo di tali
proporzioni.
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ARENA -
1984 (Emi) |
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Tracklist:
Is There Something I Should Know? / Hungry like The Wolf / New Religion / Save A Prayer / The Wild Boys / The Seventh Stranger / The Chauffeur / Union Of The Snake / Planet Earth / Careless Memories |
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Intanto
la EMI continua a battere il ferro, e così dopo un terzo album
quantomeno frettoloso ecco nei negozi “Arena”, puntuale disco
dal vivo che, non fosse per l’ottimo inedito in studio “Wild
Boys”, poco aggiungerebbe alla loro discografia. Proprio
“Wild Boys”, ennesimo successo milionario, lascia ben sperare
sullo stato di forma della band, che rispetto a “Seven & The
Ragged Tiger” pare visibilmente tirata a lucido. I buoni auspici
vengono confermati da un ulteriore nuovo brano, “A View To A Kill”
(poi incluso nell’omonimo film della serie dedicata all’agente
007), ma la rinnovata verve sembra spegnersi sul nascere, visto che
di fatto i Duran Duran non esistono più: John e Andy Taylor
(rispettivamente basso e chitarra) si uniscono al compianto Robert
Palmer nei Power Station, mentre Simon LeBon, assieme ai fidi Nick
Rhodes e Roger Taylor (tastiere e batteria), dà vita agli
Arcadia, di cui si parlerà più a causa dei nomi illustri coinvolti
che per effettivi meriti musicali.
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NOTORIOUS
- 1986 (Emi) |
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Tracklist:
Notorious / American Science / Skin Trade / A Matter Of Feeling / Hold Me / Vertigo / So Misled / Meet El Presidente / Winter Marches On / Proposition |
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Passa
solo un anno, e i Duran Duran decidono di riprovarci: i fans hanno
preso molto male l’annuncio della separazione, in più i progetti
paralleli non hanno dato i frutti sperati, quindi provare a
rimettere insieme il giocattolo che tanto aveva entusiasmato pare
essere la decisione più logica. Della partita però non fanno più
parte Andy e Roger Taylor: il volto nuovo è quello di Warren
Cuccurullo, chitarrista di scuola Frank Zappa dei Missing Persons;
le parti di batteria vengono affidate a turnisti d’eccezione (Steve
Ferrone, tra gli altri). Anche “Notorious” dopo “Wild Boys”
si avvale in cabina di regia dell’apporto di Nile Rodgers degli
Chic, che non a caso si è messo in mostra come produttore abile nel
rilanciare artisti in momenti difficili (il Bowie di “Let’s Dance”, per dirne uno). Il suono
del gruppo ne risente e si trasforma in un pop-rock “adulto”,
dalle evidenti influenze funky, sottolineate da una sezione fiati
mai così in primo piano. Globalmente il disco tiene bene (episodi
migliori la title-track, “Skin Trade” e “Meet El
Presidente”), e il susseguente tour fa registrare l’ennesimo
centro: il periodo difficile sembra definitivamente alle spalle.
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BIG THING
- 1990 (Emi) |
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Tracklist:
Big Thing / I Don't Want Your Love / All She Wants Is / Too Late Marlene / Drug (It's just a state of mind) / Do You Believe In Shame? / Palomino / Interlude One / Land / Flute Interlude / The Edge Of America / Lake Shore Driving |
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Se
il punto di forza di “Notorious” era quello di essere un disco
dalle poche pretese, fatto essenzialmente per essere ballato, lo
stesso non si può dire di “Big Thing”, che invece mostra i
Duran Duran ansiosi di imboccare la strada della maturità
artistica. LeBon e soci risultano però essere una specie di mosca
bianca nel 1988: il pubblico facile ha gli occhi ormai rivolti a
nuovi miti usa e getta, quello più esigente guarda con
diffidenza il tentativo di rifarsi una verginità artistica da parte
di un ex fenomeno per ragazzine deliranti. Quel che è certo è che
“Big Thing” rispecchia un gruppo alla ricerca di una nuova
identità, un disco che mostra tante strade potenzialmente
percorribili, ma alla fine rimane al palo e non si decide ad
imboccarne una fino in fondo. I migliori risultati provengono da
ballate raffinate come “Too Late Marlene”, “Do You Believe In
Shame” e “Palomino”, senza per questo trascurare il rock
cadenzato della titletrack. Sul versante più ballabile invece è
abbastanza palese il tentativo di risultare accattivanti aggiornando
la proposta alle nuove tendenze del settore, con risultati talvolta
buoni (“All She Want Is”) e talvolta mediocri (“I Don’t Want
Your Love”); totalmente da dimenticare invece il funk di “Drug (It’s
Just A State Of Mind). Insomma, un minestrone di spunti ed idee
discontinui e poco amalgamati tra loro, in cui convivono diversi
momenti sopra la media ed altrettanti impregnati di banalità.
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LIBERTY -
1990 (Emi) |
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Tracklist:
Violence Of Summer / Liberty / Hothead / Serious / All Along The Water / My Antarctica / First Impression / Read My Lips / Can You Deal With It / Venice Drowning / Downtown |
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Il
tour di supporto a “Big Thing” ha segnato nei Duran Duran un
cambiamento fondamentale: il ritorno ufficiale alla formula del
quintetto, con Warren Cuccurullo ancora confermato nel ruolo di
chitarrista, e l’ottimo Sterling Campbell (che ritroveremo anni
dopo nei Soul Asylum) stabilmente insediatosi dietro le pelli. Tutto
ciò che scaturisce da questo clima di rinnovamento è però un
disco mediocre come “Liberty”, che risente fin troppo
dell’influenza della scena britannica di quel periodo (siamo negli
anni in cui in Inghilterra il rock diventa ballabile per essere
sdoganato nelle discoteche, con Happy Mondays da una parte e EMF
dall’altra). Il risultato avrebbe potuto senz’altro essere
migliore, soprattutto in virtù di un songwriting mai così poco
ispirato e degli insopportabili arrangiamenti che vedono le tastiere
di Nick Rhodes sovrastare tutto e tutti. Pochissime le eccezioni: le
atmosfere soffuse di “My Anctartica”, e la raffinatezza di “Serious”,
il miglior pezzo dell’intero repertorio dei Duran Duran per chi
scrive queste righe, segno che forse sarebbe stato meglio continuare
seguendo le linee tracciate dagli episodi migliori di “Big Thing”.
Per la cronaca il disco vende pochissimo e si rivela un flop
praticamente ovunque, i Duran Duran vengono visti dai più come un
qualcosa di vetusto, da nascondere e lasciarsi alle spalle. Unica
curiosa eccezione è l’Italia, dove il disco vende bene (in
proporzione agli altri mercati, va da sé) e dove ancora possono
contare su un seguito fedele che gli permette di esibirsi in
contesti che negli altri paesi sono per loro qualcosa di quasi
irraggiungibile in quel momento (li ricordo distintamente ad un
“Fantastico” con Baudo, ma anche ad altre trasmissioni del
genere di quel periodo).
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THE
WEDDING ALBUM - 1993 (Emi) |
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Tracklist:
Too Much Information / Ordinary World / Love Voodoo / Drowning Man / Shotgun / Come Undone / Breath After Breath / UMF / Femme Fatale / None Of The Above / Shelter / To Whom It May Concern / Sin Of The City |
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Dopo
il clamoroso insuccesso di “Liberty” il primo a gettare la
spugna è Sterling Campbell, che preferisce tornare alla vecchia (e
più remunerativa) attività di session men. Chi invece si dà da
fare per tenere unita la band è Warren Cuccurullo, che suggerisce
di iniziare a lavorare su qualche cover, in attesa di mettere
assieme le idee giuste per i nuovi pezzi. Una di queste cover,
“Femme Fatale” dei Velvet Underground, sarà alla base del
“Wedding Album”, disco che, anno di grazia 1993, segnerà la
rinascita artistica e commerciale dei Duran Duran (verrà infatti
certificato come doppio platino, riconoscimento che mancava
addirittura dai tempi di “Arena”). Lo stesso Cuccurullo avrò un
ruolo fondamentale nel songwriting del disco, sono infatti parecchi
gli episodi con la sua chitarra in primo piano, primo tra tutti il
rock duro dell’attacco al consumismo di “Too Much Information”,
sicuramente il pezzo dall’impatto più coinvolgente mai realizzato
dai nostri. Ancora una
volta i risultati migliori vengono raggiunti con ballate raffinate e
di classe, che stavolta si chiamano “Ordinary World” e “Come
Undone”. Il resto, pur non raggiungendo i livelli (molto alti) dei
pezzi citati, si difende più che discretamente, giustificando senza
imbarazzi un ritrovato successo di pubblico.
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THANK YOU
- 1995 (Emi) |
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Tracklist:
White Lines / I Wanna Take You Higher / Perfect Day / Watching The Detectives / Lay lady Lay / 911 Is A Joke / Success / Crystal Ship / Ball Of Confusion / Thank You / Drive By / I Wanna Take You Higher Again |
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Tra
le ‘mode musicali’ dei primi anni ’90, ce ne sono almeno due
che vanno necessariamente ricordate: i concerti unplugged e gli
album di sole cover. Se la prima è stata sperimentata con successo
dai Duran Duran, lo stesso non si può dire della seconda. Alla fine
è bastato ritoccare le cover alle quali avevano iniziato a lavorare
durante le sessions del “Wedding Album” per ottenere
un’accozzaglia di riletture senza capo né coda da spacciare come
“omaggio alle radici”. Probabilmente l’unico episodio della
loro discografia da
dimenticare in toto, la critica (all’epoca mai troppo generosa con
la band) non ha mai avuto così tanta ragione per sparare a
zero su di loro.
PS:
la traccia 6 è Simon LeBon che prova a rappare “911 Is A Joke”
dei Public Enemy. Siete autorizzati a tagliarvi le vene, qualora lo
riteniate opportuno.
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MEDDAZZALAND
- 1997 (Emi) |
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Tracklist:
Medazzaland / Big Bang Generation / Electric Barbarella / Out Of My Mind / Who Do You Think You Are? / Silva Halo / Be My Icon / Buried In the Sand / Michael (You've Got a Lot to Answer For) / Midnight Sun / So Long Suicide / Undergoing Treatment |
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Dopo
il fiasco di “Liberty” ad andare via fu Sterling Campbell, dopo
quello di “Thank You” è invece John Taylor a tagliare la corda
(formerà i Neurotic Outisders con Steve Jones dei Sex Pistols, Duff
McKagan e Matt Sorum dei Guns N’Roses). Oltre alla sua dipartita,
i Duran Duran si trovano a fronteggiare una disputa con la Capitol,
la quale, insoddisfatta dei risultati del disco precedente, limita
l’uscita di “Medazzaland” al solo mercato americano. Il disco
però è mediocre, e serve solo a testimoniare una carenza di idee
che vede la band provare a reinventarsi seguendo le tendenze del
momento: se da un lato giocare con elettronica e suggestioni
orientaleggianti dà qualche discreto risultato (“Silva Halo” e
“Out Of My Mind”), il peggio del peggio viene quando ci si vota
all’imperante BritPop (“Who Do You Think You Are”). Ascoltando
“Electric Barbarella” appare chiaro come sia possibile
rinnovarsi senza apparire incoerenti, ma purtroppo si tratta di un
episodio isolato.
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POP TRASH
- 2000 (Hollywood) |
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Tracklist:
Someone Else Not Me / Lava Lamp / Playing With Uranium / Hallucinating Elvis / Starting To Remember / Pop Trash Movie / Fragment / Mars Meets Venus / Lady Xanax / The Sun Doesn't Shine Forever / Kiss Goodbye / Last Day On Earth |
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La
pubblicazione di “Pop Trash” passa praticamente sotto silenzio,
i fans sono quasi in condizione di clandestinità: i Duran Duran
sono definitivamente fuori dal giro che conta. Nel frattempo sono
riusciti a svincolarsi dalla Capitol, per la quale erano una
fastidiosa palla al piede, accasandosi presso la Hollywood records.
Musicalmente si prova a sviluppare in maniera credibile i pochi
spunti degni d'interesse da “Medazzaland”, con i momenti più
classicamente rock di Cuccurullo a dividersi la scena con synths ed
elettronica varia di Rhodes. Globalmente siamo un gradino più in
alto rispetto al predecessore, anche in virtù di un songwriting più
ispirato e personale, ma anche qui non mancano cadute di tono
clamorose (“Starting To Remember” è l’ennesimo scippo ad un
BritPop ormai fuori moda). Tra i pezzi migliori vale la pena
segnalare “Last Day On Earth” e “Playing With Uranium”,
testimonianze del loro lato più duro. Dopo il tour di supporto al
disco anche Cuccurullo lascia la band per riformare i Missing
Persons. Per i Duran Duran sembra arrivata davvero la fine. Sappiamo
tutti che è andata diversamente.
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Tony Aramini
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